Transizione 1986
dunque, così flessibile rispetto a quello europeo? Michael Piore entra nel vivo della polemica esaminando alcuni «fatti stilizzati» che caratterizzano il rapporto di lavoro nell ’ una e nell ’ altra parte dell ’ Atlantico. L ’ esame da lui svolto dei vari sistemi di regole, formali ed informali, lo conduce ad una affermazione interessante: i due sistemi, americano ed europeo, sono ambedue rigidi, seppure in modo diverso. Nel primo, la rigidità assume la forma di un metico loso e dettagliato ordinamento verticale delle funzioni, dalle più elevate di rango alle più basse, e del relativo compenso economico all ’ interno delle singole imprese. Il criterio ordinante è l ’ anzianità. Il livello di occupazione può variare per effetto di licenziamenti e sospensioni ma al costo di muovere l ’ intera struttura occupazionale lungo la scala gerarchica delle funzioni. Nel secondo, è il livello complessivo di occupazione che è mag giormente protetto, in misura diversa e in modi diversi a seconda dei paesi, piuttosto che la mobilità interna da posto a posto. Varia zioni sono effettuabili ma affrontando costi a volte elevati, dovuti a prepensionamenti, indennizzi, premi, etc. Quale sia il sistema mag giormente rigido, o flessibile, va giudicato in termini del costo relativo connesso con il raggiungimento del livello desiderato di occupazione. Sgombrando il campo da quello che sembra essere un equivoco fondato sulla scarsa informazione, per dirla benevolmente, Michael Piore procede verso il cuore della sua tesi partendo da una osserva zione empirica. Negli Stati Uniti, le imprese più dinamiche, più innovative e che applicano, di conseguenza, sistemi produttivi tec nologicamente flessibili, perseguono una politica garantista nei confronti dei propri dipendenti. Piuttosto che sfruttare possibili flessibilità, esse concedono quelle garanzie contrattuali concernenti la continuità e la sicurezza del posto di lavoro generalmente associa te con un mercato del lavoro rigido e protetto. Questo apparente paradosso viene spiegato ricorrendo ad una analisi sviluppata dall ’ autore e da vari altri economisti, dal francese CEPREMAP ad alcuni membri della scuola di Cambridge. Il punto fondamentale è la crisi del sistema «fordista» di produzione. In questo ambito analitico, esso è caratterizzato da impianti specia lizzati per la produzione di massa e da forza di lavoro relativa mente generica. Il funzionamento dei sistemi economici basati su questo principio produttivo è imperniato sulla relazione dinamica tra crescita della domanda e crescita della produttività con forti economie di scala e crescita dei redditi. La domanda, tuttavia, deve 14
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