Transizione 1986
— i giovani e le donne, in un periodo di rapida trasformazione tecnologica appaiono preferibili, in pratica perché più produtti vi, sia perché si adattano più facilmente al nuovo sia per la rapida espansione di professioni che sono socialmente vissute come femminili; — esistono prassi sociali che portano a preferire i giovani. Qualora la risposta giusta fosse o la prima o la seconda o una qualche combinazione delle due, si dovrebbe concludere che la selettività della domanda di lavoro americana ha alla propria base un tentativo di minimizzare i costi del lavoro per unità di prodotto e ciò riproporrebbe quindi la possibilità che l ’ espansione dell ’ occu pazione in USA — che, lo ricordiamo ancora una volta, è un feno meno di lungo periodo ed è avvenuta non in seguito a tassi di crescita della produzione particolarmente notevoli, ma ad una eleva ta elasticità — abbia tra i propri motivi anche l ’ andamento del salario reale. Qualunque sia la causa della selettività della domanda di lavoro americana, dobbiamo tuttavia osservare che la strada seguita dagli Stati Uniti è stata quella di privilegiare l ’ occupazione giovanile rispetto alla piena occupazione delle classi centrali. Nel momento in cui siamo convinti che il nostro paese debba gestire il problema di una domanda di lavoro certamente insufficiente a garantire tassi di occupazione accettabili nei prossimi anni, dobbiamo riflettere sul fatto che in tale condizione non è possibile soddisfare contempora neamente tutti i gruppi sociali e che quindi le nostre scelte di politica dell ’ occupazione finiranno con l ’ influire non solo sul suo livello, ma anche sulla sua struttura. Note 1. In effetti la presente analisi abbraccia il periodo 1962-83. 2. Se questo è vero per il totale, si deve tuttavia segnalare che l ’ occupazione femminile registra incrementi in tutti gli anni qui considerati, mentre quella maschi le registra diminuzioni, oltre che nel 1975, anche nel 1980. L ’ andamento congiuntu rale del periodo è pertanto evidenziato non dall ’ alternarsi di valori positivi e negati vi, ma piuttosto dalle variazioni dei ritmi di crescita. 3. La prima illustrazione di questa metodologia risale al 1979; cfr. M. Bruni e F.B. Franciosi (1979). 4. Oltre al lavoro citato nella nota 2, si veda anche degli stessi autori, i contributi relativi al 1981, 1985a e 1985b. 5. Le rilevazioni sui passaggi di condizione effettuate dal nostro Istituto Centrale di 169
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