Transizione 1986

che speranza delle opportunità per i disoccupati era naturalmente il più discusso» 2 . Questa discussione si è di nuovo accesa negli ultimi anni e ancora una volta, quindi, dopo gli anni ’ 30 problemi connessi al livello globale di attività e di occupazione vengono percepiti come problemi di composizione settoriale delle industrie e degli occupati, e vengono trattati quindi nel contesto del mutamento delle quote relative dell ’ occupazione nell ’ industria e nei servizi. Al di là dell ’ occasionale riferimento storico, scopo di questa relazione è di esaminare la fondatezza della tesi che vede nel settore dei servizi il mezzo per uscire dai problemi occupazionali posti in modo pres sante dalla prolungata fase depressiva dei primi anni ’ 80, e non risolti — quantomeno per quanto riguarda i paesi europei — dalla più recente fase espansiva. La riprova di questa tesi viene trovata nell ’ eccezionale performance occupazionale degli Stati Uniti nel biennio espansivo 1983-84, in confronto all ’ incapacità delle econo mie europee a ridurre l ’ elevato tasso di disoccupazione, quale si è determinato a partire dalla fine degli anni ’ 70 3 . Insieme ai proble mi attuali dell ’ occupazione è così cambiata nuovamente l ’ ottica con cui si guarda al crescente peso del settore terziario nelle economie industrializzate. La prima analisi della terziarizzazione, associata al l ’ opera di C. Clark 4 , vedeva nell ’ operare della legge di Engel, e nella connessa sostituzione di beni con servizi — in quanto «supe riori» — nella composizione della domanda finale, un fattore evo lutivo strutturale positivo, in quanto denotava il grado di maturità raggiunto da un ’ economia. A questa visione «per stadi», fondamen talmente ottimista, si contrapponeva, già a partire dagli anni ’ 60, la teoria del differenziale di produttività tra industria e servizi 5 che collegava quindi l ’ espansione del terziario ad una fattore negativo — la minore dinamica della produttività del terziario rispetto al l ’ industria, dovuta alle minori possibilità di introduzione di pro gresso tecnico — , ed esprimeva quindi la preoccupazione che l ’ e spansione dei servizi fosse correlata (secondo alcuni come causa, secondo altri come effetto) al rallentamento della dinamica dell ’ ac cumulazione. Questo tono antagonistico tra dinamica dell ’ industria e dinamica del terziario si accentua negli anni ’ 70 quando si passa dal concetto di «terziarizzazione» a quello di «deindustrializzazio ne» 6 proprio per sottolineare che il problema non è tanto quello del cambiamento delle proporzioni tra i settori in un quadro com plessivamente espansivo, bensì quello della contrazione dell ’ indu stria in quanto tale: l ’ accento si sposta dalla maggiore dinamica dei servizi alla minore dinamica dell ’ industria. Le conclusioni che ne 174

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