Transizione 1986

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attività che nell ’ -ZW^s/ràzZ System venivano definite «sussidiarie» 11 cioè quelle che «veramente aiutano le altre attività provvedendo a necessità secondarie», tra cui sono compresi i trasporti, le banche e le assicurazioni, e i vari servizi professionali. Il dealing è definito dal fatto di comprendere attività terziarie che sono in relazione con l ’ attività produttiva, e la cui espansione è messa in relazione con il processo di ampliamento dei mercati e di aumento della round-about- ness del processo produttivo. Dopo J.A. Hobson è A.G.B. Fisher il primo a porsi il problema della disaggregazione del settore terziario, distinguendo tra servizi al consumo e ancillary services, che costituiscono «il legame essen ziale nella catena tecnica di produzione, nell ’ assenza dei quali non si potrebbe ottenere il volume sufficiente di prodotti del settore pri mario o secondario che desideriamo. Quelli che sono occupati in questi settori sono produttori, ma i servizi che producono non sono di regola cose che vogliamo avere per loro stesse» 12 . Negli anni ’ 70, infine, la rilevante espansione dell ’ occupazione nei servizi è accompagnata da una crescente insoddisfazione per l ’ eccessiva genericità dell ’ aggregato 1 3 . Si fa invece luce l ’ esigenza di vedere se e in che misura la crescita dei servizi è collegabile alla dinamica dell ’ attività produttiva. A questo scopo sono state percor se due vie: da un lato, misurando per mezzo delle tavole input- output l ’ utilizzo dei servizi come beni intermedi 14 ; dall ’ altro, elabo- rando la categoria dei producer services 15 . Insieme al tema dei producer services riemergono i subsidiary services di Hobson; scri ve infatti T. Stanback, che prendiamo come autore rappresentativo di questo approccio: «Il ruolo fondamentale dei servizi alla produ zione... [è] ...quello di integrare o legare insieme differenti parti e funzioni del sistema di mercato» 16 , nonché quello di essere la con seguenza di un profondo cambiamento, non tanto nei beni prodotti, quanto nel «modo di produrre». L ’ aggregato definito da Stanback è però più ristretto di quello hobsoniano, e quindi ai nostri fini ci sembra più utile riprendere la distinzione di J.A. Hobson — chiamando rispettivamente i due gruppi di attività MAKE e DEAL — poiché essa ci permette di isolare quei servizi la cui occupazione varia con l ’ andamento del l ’ occupazione industriale. Ci preme inoltre sottolineare l ’ importanza del complesso MAKE e DEÀL all ’ interno del processo di accumu lazione. Ancora oggi, nonostante il suo calo relativo, le attività di making mantengono un ruolo di perno, assolvendo la funzione di garantire il processo di riproduzione materiale allargata. Sotto que 177

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