Transizione 1986
esteri, cioè w e w* che determinano i prezzi relativi e quindi le vendite relative. Il modello Dixit-Stiglitz non rappresenta l ’ unica formulazione possibile della concorrenza imperfetta. I modelli abbondano, dagli equilibri di Nash-Cournot al modello di concorrenza on thè circle. Ma, invariabilmente, la implicazione ricorrente è che le imprese fissino i prezzi invece che prenderli come dati, che l ’ interazione strategica fra le imprese è fondamentale e che ciascuna impresa è interessata alla posizione della curva della domanda che è determi nata da variabili aggregate. Tutto ciò significa che l ’ equazione (1) di cui sopra non è necessariamente una descrizione ragionevole del mercato del lavoro e, pertanto, le valutazioni empiriche dell ’ eccesso del salario reale derivanti da (1) non devono necessariamente im plicare una qualche analogia con i fatti, in quanto possono disco starsi da essi e in entrambe le direzioni. I limiti dell ’ approccio econometrico vengono rafforzati da altre due considerazioni. Una riguarda la misurazione del capitale che nell ’ equazione (1) viene considerato come omogeneo. Se gli effetti di una dotazione di capitale non omogeneo hanno importanza e l ’ obsolescenza economica derivante dalla crisi petrolifera rappresen ta un fattore critico, allora sorge chiaramente un diverso modello di domanda di manodopera. Il semplice adeguamento della serie di stock di capitale non è sufficiente. Una seconda obiezione riguarda le implicazioni empiriche del disequilibrio e della dinamica. Il rigi do modello neoclassico dell ’ equazione (1) non è dinamico e, per la sua stessa struttura, esclude la possibilità che le imprese non possa no vendere maggiori quantitativi di prodotto al prezzo corrente. Gli espedienti empirici necessari a far fronte a questa situazione, in mancanza di espliciti modelli di disequilibrio, sono totalmente in soddisfacenti. II risultato di questa discussione è quindi che il modello neo classico e le considerazioni derivanti dalla sua applicazione empirica non possano spiegare l ’ aumento della disoccupazione degli anni ’ 80 come il risultato di eccessivi salari reali. Il salario reale può essere troppo alto, ma le valutazioni empiriche finora disponibili non sono in grado di stabilirne le cause con sufficiente attendibilità. b) Costi non salariali del lavoro: la seconda ipotesi concerne i costi non salariali del lavoro. Essi vengono generalmente interpre tati come rigidità del mercato del lavoro che divengono sempre più onerose per le imprese e scoraggiano l ’ impiego di manodopera, se
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