Transizione 1986
3. Terapie La disoccupazione negli Stati Uniti è naturalmente alta, ma pochi sarebbero pronti a sostenerne la natura eminentemente cicli ca. Secondo l ’ opinione generale l ’ eccesso di offerta di lavoro viene situato al livello di circa un punto percentuale. Una crescita norma le, appena al di sopra dell ’ andamento tendenziale, dovrebbe bastare a far fronte al problema. Ci si aspetta in genere che la crescita continui e, di conseguenza, non ci si preoccupa molto del fatto che la disoccupazione si evolva nella direzione sbagliata. Restano, natu ralmente, i problemi relativi alla riduzione del tasso «normale» di disoccupazione dal 6-7% a livelli molto più bassi. Tuttavia, si con viene da più parti che debbano essere le istituzioni più che la macroeconomia ad occuparsi del problema. In Europa, invece, la disoccupazione tocca livelli spaventosi e un deprezzamento del dollaro potrebbe benissimo portare ad un ulteriore deterioramento della situazione. La previsione comune mente accettata è che, in assenza di circostanze nuove, la disoccu pazione continuerà a peggiorare per tutto l ’ attuale decennio e oltre. È quindi opportuno rivedere le scelte dell ’ Europa, vale a dire la riduzione dell ’ orario di lavoro, le garanzie del posto di lavoro, i tagli dei costi del lavoro extra-salariali, i tagli del salario reale e l ’ espansione della domanda. a) Riduzione dell ’ orario. La reazione istintiva alla mancanza di posti di lavoro è la ripartizione del lavoro stesso tra più persone. Possibilità, questa, che ha le enormi attrattive dell ’ uguaglianza in quanto dà a tutti l ’ opportunità di entrare in scena, invece di pro teggere a spada tratta il lavoro di alcuni, mentre altri non ne hanno affatto. Si tratta di una mossa controversa, poiché è difficile attuar la senza alterare i costi unitari del lavoro. Ma se questi crescono a seguito della politica adottata, allora i livelli medi dell ’ occupazione verrebbero a calare ulteriormente, almeno a lungo termine. Tutta via, anche se la riduzione dell ’ orario può rivelarsi una soluzione sbagliata nel lungo periodo, ed esistono maniere migliori di far fronte al problema della disoccupazione, essa resta in ogni caso una iniziativa positiva a breve termine. Qualunque soluzione si adotti, comunque, ci vorranno anni prima che l ’ Europa possa raggiungere livelli ragionevoli di occupazione. Lasciando una gran parte dei lavoratori senza impiego, si avranno effetti distruttivi per le loro prospettive di lavoro di lungo periodo. Pertanto, diciamo sì alla
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