Transizione 1986
UNA TESI CONTRO LA TESI SULLA FLESSIBILITÀ ’ DEL MERCATO DEL LAVORO
Michael J. Piore
1. Disoccupazione e flessibilità in Europa e Stati Dritti Una delle conseguenze della disoccupazione degli anni ’ 80 è stato l ’ emergere della «flessibilità» come questione centrale delle politiche del lavoro. Questo termine ha assunto significati diversi nei vari paesi. In Europa, flessibilità significa soprattutto libertà, per i datori di lavoro, di sospendere temporaneamente o licenziare i lavoratori in conseguenza delle fluttuazioni della situazione eco nomica. Tale libertà è stata severamente limitata dalle leggi e dalla consuetudine sociale. Di conseguenza, si afferma, i datori di lavoro evitano di assumere nuovi dipendenti in periodi di espansione della domanda, perché temono di ritrovarsi con un eccesso di manodope ra nel caso in cui si verificasse una successiva flessione. Tali timori, si conclude, sono responsabili della stagnazione dei livelli di occu pazione in Europa. Il termine «flessibilità» è impiegato nell ’ attuale dibattito in almeno altri due contesti. Per i datori di lavoro nordamericani, il termine riguarda la libertà di distribuire la manodopera all ’ interno delle imprese. Questa libertà è limitata dalle consuetudini e dagli accordi contrattuali che governano la distribuzione dei posti di lavoro e la definizione delle responsabilità dei lavoratori: nello stesso periodo in cui in Europa il padronato richiedeva con urgenza una maggiore libertà di licenziamento, negli Stati Uniti esso espri meva una crescente preoccupazione per gli effetti delle restrizioni imposte alla distribuzione interna di manodopera sull ’ efficiente gestione dell ’ impresa. Gli economisti hanno tradizionalmente im 43
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