Transizione 1986
Resta in particolare aperta la questione relativa al motivo per cui gli imprenditori continuano a premere per una maggiore flessibilità proprio in questo momento e al come valutare il valore di tali rivendicazioni. Il fatto che la questione sembri emergere negli Stati Uniti, nonostante la situazione istituzionale estremamente diversa, allo stesso tempo che in Europa e che non sia ovvio che le rigidità siano aumentate, serve di fatto ad accrescere l ’ interesse per questo fenomeno, oltre ad aumentarne la legittimità in quanto questione che investe anche la politica pubblica. Ci sono almeno quattro ragioni che spiegano la forza delle attuali pressioni imprenditoriali al riguardo. Prima di tutto, gli alti livelli di disoccupazione nella maggior parte dei paesi europei e negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni hanno messo i lavoratori sulla difensiva, mentre il padronato cerca di approfittare del fatto per allentare ogni restrizione sull ’ autorità manageriale. Si può quindi considerare l ’ attacco alle rigidità semplicemente come stru mento della strategia imprenditoriale. Ciò spiegherebbe perché tale attacco è tanto diffuso, nonostante le differenze fra paese e paese per quel che riguarda la natura delle restrizioni alla flessibilità manageriale ed il modo in cui queste sono mutate nel corso del tempo. C ’ è senza dubbio molto di vero in questa interpretazione: la questione della flessibilità, infatti, interessa molto più i leaders della comunità imprenditoriale organizzata e i politici che vedono in tale cooaità la propria base elettorale, che non i singoli im prenditori. Cionondimeno, la questione affiora abbastanza spesso nelle discussioni anche con singoli imprenditori, cosicché ci si sente costretti a ricercare anche altre spiegazioni. Una di queste, recentemente illustrata in uno studio dei miei colleghi Rudiger Dornbusch e Olivier Blanchard, lega gli effetti delle restrizioni ai licenziamenti al tasso di espansione dell ’ occu pazione. Tali limitazioni diventano ovviamente vincolanti per la singola impresa solo quando il livello desiderato di occupazione comincia a contrarsi. In effetti, lo straordinario, il subappalto, gli abbandoni spontanei, eccetera, forniscono un margine di adegua mento senza licenziamenti anche in periodi di diminuzione degli obbiettivi occupazionali delle imprese. Gli autori sostengono che quando, alla fine degli anni ’ 60 e all ’ inizio del decennio successivo, l ’ occupazione globale era in aumento, il numero di imprese in cui le restrizioni ai licenziamenti erano effettivamente vincolanti era molto ridotto e che fu solo quando i livelli nazionali di occupazione cominciarono a ristagnare, negli anni ’ 70, che molte imprese ne 58
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