Transizione 1986

COMMENTO AL SAGGIO DI DORNBUSCH

Salvatore Biasco

1. Il punto che a me sembra cruciale nell ’ interessante saggio di Dornbusch è quello in cui afferma che le differenze riscontrate nel l ’ andamento dell ’ occupazione negli ultimi anni in Europa e negli Stati Uniti — un movimento ciclico in alto e in basso negli Usa contro un trend continuamente discendente in Europa — non deri vano da un differente meccanismo di generazione dell ’ occupazione, ma da un diverso atteggiamento di politica economica nelle due aree. Non bisogna tanto guardare al comportamento dei salari reali, quanto al diverso comportamento della domanda aggregata nei due continenti. Da questo primo punto mi sembra ne discenda un altro, che è solo implicito, ma che penso possa essere estratto senza forza ture. Ed è il seguente: le politiche di disinflazionamento non richie dono i passaggi obbligati della recessione. Le cosiddette politiche di rigore che mirano a tenere a basso regime l ’ economia, nella convin zione che ciò sia il presupposto affinché si accresca spontaneamente nel lungo periodo di saggio di crescita del reddito dell ’ occupazione, rischiano di trasmettere la depressione dal breve al lungo periodo. Dornbusch tenta qui di chiarire le fondamenta microeconomi che delle sue affermazioni — o meglio, di sgombrare il terreno da concezioni microeconomiche fuorivianti completando, quindi, l ’ ana lisi che già lo aveva condotto alle stesse conclusioni sul terreno macroeconomico ’ . Il fatto che uno studioso del prestigio di Dorn busch assuma, anche con fervore autocritico, un punto di vista diverso dal modo di ragionare predominante e tenti di superare le conclusioni che discendono da modelli a reddito dato, con equilibrio generale, perfetta informazione, autoregolazione del sistema, con correnza perfetta, instantaneità delle risposte e regolarità dei com portamenti, è in qualche modo liberatorio. 71

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