Transizione 1986
6. Il problema della domanda e dei profitti come stimolo all ’ in vestimento si è presentato alle autorità dei paesi europei dopo anni in cui tutte le relazioni macroeconomiche erano state considerate prevalentemente dal lato dell ’ offerta. Secondo tali relazioni il siste ma era in grado di autoregolarsi a patto che si creassero le condizio ni affinché un eccessivo potere di mercato dei lavoratori non ostaco lasse l ’ efficienza allocativa. Era necessario quindi ridurre i consumi pubblici e privati per far spazio all ’ investimento che la profittabilità generata da migliorati margini di profitto e più bassi tassi di inte resse avrebbe spontaneamente incentivato. Un solo schema di rela zioni è stato il punto di riferimento come base per la politica economica. Esso comprendeva, in una successione di causa-effetto, un ’ influenza del deficit pubblico sui saggi di interesse e sull ’ in flazione; di quest ’ ultima sulla competitività; dei saggi di interesse sugli investimenti; e, quindi, un ’ influenza del deficit pubblico e dei salari reali, in via mediata, sul tasso di crescita di lungo periodo dell ’ economica. Questo tipo di scale causali è stato assunto a giusti ficazione di politiche restrizionistiche che hanno, invece, abbassato la profittabilità e la dinamica del reddito e della produzione. La revisione è venuta anche in relazione agli effetti di dimostra zione della politica instaurata da Reagan, ma non è andata tanto avanti da inserire tra le determinanti dell ’ espansione dell ’ offerta la continuità dell ’ espansione della domanda. A stimolare gli investi menti si è pensato potesse bastare la crescita delle esportazioni, la redistribuzione del reddito a favore delle imprese e il contenimento dei prezzi delle materie prime. Tutte funzioni, queste, del dollaro forte e della domanda internazionale generata dagli Stati Uniti. L ’ aleatorietà di quella fonte di domanda (se riferita perlomeno al l ’ arco temporale su cui una impresa prende decisioni) non poteva certo surrogare la domanda interna. Non avendo espanso quest ’ ultima a tempo debito è possibile che le autorità si trovino oggi a subire, oltre al danno, le beffe della caduta del dollaro. Le imprese hanno comunque mutato le correnti strutturali di scambio e gli orientamenti di mercato. La caduta del dollaro le coglie in controtendenza, mette in discussione i loro livelli di profitto, senza essere stata occasione di un allargamento della capacità produttiva e occupazionale. L ’ evento fortunato — anche se doloroso per molti paesi produttori — è che la caduta del dollaro si accompagna oggi ad una caduta dei prezzi delle materie prime, sanatoria dei potenziali effetti sfavorevoli che avrebbe potu to portare con sé. Negli anni ’ 70, la caduta del dollaro determinò, 78
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