Transizione 1986

invece, un vortice speculativo sulle materie prime. Tale circostanza fortuita evita ai paesi europei di pagare un prezzo elevato per la caduta del dollaro, ma da sola non garantisce ritmi di crescita della produzione paragonabili a quelli degli Stati Uniti negli anni ’ 80. Non è detto, poi, che la discesa dei prezzi delle materie prime sia permanente, specie nel caso in cui si dovessero rompere le righe nell ’ arretramento ordinato del dollaro che ha pre valso finora. Vi è in ogni caso da chiedersi quale sia la convenienza per i paesi europei a lasciar che il peso dell ’ aggiustamento della bilancia commerciale americana cada su un eccessivo deprezzamento del dollaro o sia interamente sopportato da paesi produttori di materie prime che, dopo tutto sono loro debitori e clienti. Una espansione europea che assorbisse gran parte del conto corrente nordamericano attraverso l ’ incremento delle importazioni contribuirebbe a dare continuità alla ripresa, a limitare la caduta del dollaro e quindi la minaccia che comporta alla competitività delle imprese europee; dal punto di vista microeconomico contribuirebbe a mutare il clima economico e dare elementi di ancoraggio alle aspettative delle imprese, mutando, al contempo, le loro reazioni di cautela verso gli investimenti, verso l ’ espansione della capacità pro duttiva e dell ’ occupazione. Sarebbe difficile trovare allora molta difformità nel comporta mento dell ’ occupazione rispetto al ciclo produttivo negli Stati Uniti e in Europa. Io dubito, ad esempio, che possano essere prese come base attendibile per avere un orientamento sugli scenari futuri le elasticità dell ’ occupazione al reddito che risultano nel saggio di Dornbusch. Queste sono calcolate da serie del passato in cui lo shake out era in corso. È possibile che questo abbia trovato un plafond e che l ’ elasticità effettiva della domanda di lavoro per l ’ Eu ropa sia molto più elevata di ciò che può essere desunto dalla proiezione del passato. 7. Erronee concezioni teoriche portano a erronee conclusioni di politica economica. Per questo ho fermato soprattutto l ’ attenzione sugli aspetti analitici sottesi alle affermazioni di Dornbusch. Così come concordo — con le precisazioni che ho portato — su gran parte di esse, concordo anche con le implicazioni di politica econo mica che egli ne trae e in primo luogo con la sua conclusione che vi sono condizioni tecniche favorevoli per condurre politiche aggressi ve dei saggi di interesse nei paesi europei accoppiandole, in modo differenziato ma coordinato, a politiche di stimolo fiscale. 79

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