Transizione 1986
Note 1. Si vedano soprattutto i contributi recenti in collaborazione con Blanchard e Bui- ter, in particolare Public Debt and Fiscal Responsibility, «CEPS Working Papers», 22, Bruxelles, 1985 (pubblicato in italiano in «Politica Economica», voi. I, 3, 1985, pp. 305-340). 2. Parziale eccezione è E. Malinvaud, Wages and Unemployment, «Thè Economie Journal», voi. LXXXII, marzo 1982, pp. 1-12. In verità, più che alla sostituzione tra macchine e forza lavoro, la maggior parte della letteratura è interessata alla sostituzione tra i servizi di un non meglio identificato (concettualmente e statisti camente) capitale aggregato e i servizi della forza lavoro. 3. J. Artus, Thè Disequilibrium Reai Wage Rate Hypotbesis, «IMF Staff Papers», giugno 1984, pp. 249-302; L. Lipschitz, S. Schadler, Relative Prices, Re al Wages, and Macroeconomic Policies, «IMF Staff Papers», giugno 1984, pp. 303-339. Per un più completo riferimento bibliografico a questo tipo di letteratura si vedano i la vori citati in Artus. 4. J Sachs, Reai Wages and LJnemployment in thè OECD Countries, «Brookings Papers on Economie Activity», 1, 1983, pp. 255-89. 5. Senza che ne benefici la domanda interna. 6. In più, troviamo una accresciuta variabilità dei cambi. 7. Per tutta la materia di questo paragrafo rinvio a S. Biasco, L ’ economia italiana: i criteri semplificati di interpretazione e le loro trappole, «Rivista internazionale di Scienze sociali», voi. LXXXIX, ott.-dic. 1981, pp. 449-482; e a G. Giovannetti, Fluttuazione dei cambi e decisioni di impresa: alcune considerazioni critiche sulla legge del prezzo unico, 1985, di prossima pubblicazione negli Atti della XXV Riu nione Scientifica della Società Italiana degli Economisti (1984). 8. Vedi S. Biasco, op. cit. 9. A.M. Okun, Inflation: Its Mecbanism and Welfare Costs, in «Brookings Papers on Economie Activity», 2, 1975, pp. 351-90. 10. Si veda ad esempio, M. Blejer, A. Hillman, A Propósition on Short-run De- parture from thè Law of One Price, «European Economie Review», gennaio 1982, voi. XVII, pp. 51-60. 11. L ’ insieme di queste osservazioni è riferito ai paesi europei che si sono trovati a gestire una valuta forte, in primo luogo alla Germania. Non riguarda quindi l ’ Italia. Vi è da dire, però, che dalla fine degli anni ’ 70 in poi l ’ inflazione prende in Iralia il posto che il cambio nominale ha negli altri paesi nel determinare l ’ ap prezzamento del cambio reale. Per queste circostanze è un apprezzamento non vio lento a cui riesce a tener dietro, anche per gli ingenti trasferimenti statali, la tra sformazione dei settori di specializzazione. Il caso italiano richiederebbe di essere esaminato a parte e di essere tenuto fuori dal quadro quando si parla di «modello europeo». Qui viene preso come rappresentativo del caso di produttori rimasti sul mercato in settori in cui uscivano i competitori dei paesi soggetti a rivalutazione; produttori il cui consolidamento rende a questi ultimi difficile il re-ingresso. Il caso italiano rientra, invece, pienamente nella tipologia dell ’ impresa rappresenta tiva descritta al punto 4; impresa i cui comportamenti discrezionali vengono pro tetti, entro certi limiti, dalla riduzione di arbitraggio nel mercato internazionale. Si veda a proposito S. Biasco, La specializzazione dell ’ economia italiana alla luce del rapporto tra fluttuazioni dei cambi e struttura produttiva, 1986, di prossima pubblicazione negli Atti della XXV Riunione Scientifica della Società Italiana degli Economisti (1984).
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