Transizione 1986
COMMENTO AL SAGGIO DI PIORE
Michele Salvati
Come ci si poteva attendere, il saggio di Michael Piore ha fornito un contributo estremamente stimolante al dibattito sulla flessibilità. Dal suo intervento, emergono soprattutto tre elementi: a) Innanzitutto la grande varietà (inter-temporale, inter-nazio nale e intra-nazionale), ma anche l ’ universalità di quei vincoli alla flessibilità nell ’ uso e nella remunerazione della forza lavoro che oggi sono proclamati come il principale ostacolo alla ripresa del l ’ occupazione. Ne vien fuori con forza una considerazione che — per quanto condivisa da sociologi, giuristi, storici ed esperti di relazioni industriali — non è per questo meno importante quando è fatta propria da un economista: che il contratto di compravendita di forza lavoro (cioè il contratto di uso, di locazione del lavoro) non è assimilabile in nessun modo a qualsiasi altro contratto di compravendita o di locazione. E non è assimilabile non solo per i vincoli che il sistema de mocratico — sensibile alla pressione politica dei lavoratori e delle loro organizzazioni — è venuto via via ponendo ad un contratto originario che era probabilmente più simile ad un normale contrat to di compravendita-locazione. Anche per questo, naturalmente. Ma anche (e forse soprattutto) per pressioni provenienti dal lato della domanda di lavoro, dal lato degli interessi delle imprese: non solo quindi sul versante della «offerta di vincoli» ma anche su quel lo della «domanda di vincoli». L ’ istruzione, la partecipazione, la collaborazione intelligente dei lavoratori esigono contropartite — se non altro di rispetto, di dignità, di riconoscenza — che si tra sformano, si universalizzano, si codificano in vincoli, quando il contratto si ripete per grandi masse di lavoratori.
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