Transizione 1986

Per questo tipo d ’ impresa, il processo di reclutamento, di sele zione, di utilizzazione, di licenziamento del lavoro si pone in ter mini assai diversi dal primo tipo: le esigenze di lealtà, di collabora zione di lungo periodo, prevalgono nettamente su quelle di uno stretto calcolo di convenienza di breve periodo. Il secondo passaggio — prevalentemente interpretativo — ri propone le tesi ben note del libro di Sabel e Piore: per i due autori, mentre durante l ’ età dell ’ oro degli anni ’ 50 e ’ 60 l ’ impresa rappresentativa era costituita dalla grande impresa fordista, che con risorse specializzate produceva in grande scala modelli di massa a scarsa variabilità, l ’ impresa rappresentativa di questi anni di inten sa trasformazione è costituita da organizzazioni produttive dotate di risorse, che possono essere specializzate abbastanza da produrre a costi ridotti serie brevi di prodotti; ma che sono generali abba stanza da poter essere adattate ad una gamma molto ampia di prodotti e di modelli. Ora, per queste imprese, le rigidità organizzative di tipo nord americano (soprattutto la regola della seniority e la descrizione minuta del assignment) non sono adatte; ma le rigidità di tipo europeo (o giapponese), cioè la presenza di una forte resistenza istituzionale al licenziamento, non presenta problemi insormontabi li. Anzi, Piore ci ricorda che già oggi imprese nordamericane di questo tipo hanno adottato regole interne che ricordano abbastanza i vincoli di tipo europeo (ad esempio il caso della IBM). E si spinge a sostenere che un ’ imposizione dall ’ esterno, dell ’ universo socio-po litico, di un qualche ostacolo al licenziamento può indurre un nu mero sempre maggiore di imprese a seguire la strada della specia lizzazione flessibile nell ’ ambito della produzione, invece di una strategia banale di hedging finanziario. Se la specializzazione flessi bile è la via del futuro, allora i vincoli al licenziamento fanno bene, e non male. Gli imprenditori non lo sanno, ma noi economisti sì. Queste sono le tre cose che impariamo dall ’ analisi di Michael Pio- re. Dopo averle apprese, quali ci convincono? Mi convince pienamente la prima, sulla eterogeneità di fondo del mercato del lavoro rispetto agli altri mercati. L ’ analisi dei due modelli di relazioni industriali europeo e nordamericano, per quan to stilizzata e per quanto i costi dei due diversi tipi di inflessibilità non siano ancora stati ben calcolati, la trovo pienamente accettabi le. E così trovo perfettamente accettabili le critiche al modello 84

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