Transizione 1986

tradizionale — con le riserve che ho già avanzato — e l ’ immagine di impresa che ne consegue: un ’ impresa che ha bisogno di ben altro — per aver successo in un mondo incerto e in cui quasi niente è 'dato ’ — che non dei messaggi provenienti dal sistema dei prezzi. Trovo invece più difficile accettare il messaggio della terza parte del saggio di Piore. Ripetendolo, semplificandolo e forzando lo all ’ estremo, questo può essere ridotto al seguente pseudosillo gismo: la specializzazione flessibile è la forma efficiente di organiz zazione produttiva di questa fase storica (premessa maggiore); in un contesto di produzione flessibile, l ’ impresa intrattiene con i propri dipendenti un rapporto di formazione — mobilità interna — collaborazione di cui è parte integrante una grande resistenza al licenziamento (premessa minore); quindi, ed è la conclusione, se imponiamo o conserviamo dall ’ esterno vincoli al licenziamento, in duciamo le imprese ad avviarsi sulla strada della specializzazione flessibile. E quindi, in altri termini, del progetto economico. Con tro questo sillogismo caricaturale sono immediate tre obiezioni. a) La prima è la più ovvia, ma anche la meno importante: riguarda il fatto che un agente esterno difficilmente può sapere meglio delle imprese che cos ’ è il loro vero interesse di lungo perio do. E anche se per caso lo sa, ma le imprese non accettano il suo giudizio, difficilmente può riuscire ad imporlo superando la com prensibile resistenza dei diretti interessati. Non sempre, ma molto spesso, sono state le relazioni industria li ad adattarsi alla logica dell ’ organizzazione produttiva, e non vi ceversa: la senìority e l ’ impiego stabile nelle grandi imprese fordi ste sono state più provocate dal fordismo, di quanto il fordismo sia stato provocato dall ’ obbligo di rispettare regole di senìority e/o di impiego stabile. O meglio, le due cose nascono insieme, e attra verso un processo in cui l ’ iniziativa spontanea degli imprenditori, la piena convinzione di stare seguendo il proprio interesse, gioca un ruolo dominante. Questa però non è un ’ obiezione dirimente, se noi fossimo veramente convinti che l ’ attuale stato dei vincoli alla fles sibilità è pienamente idoneo alla produzione efficiente dell ’ imme diato futuro e che, anzi, resistere su questi vincoli favorisce un più rapido adattamento. Ma è così? b) Nel saggio di Piore, giustamente, si fa un notevole sforzo per sottolineare la «domanda di vincoli» da parte delle imprese: cioè l ’ aspetto per il quale i vincoli sono funzionali all ’ organizza 85

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