Transizione 1986
zione del lavoro adottata dalle imprese. Si sottovaluta invece ciò che in tanti altri lavori è sottolineato, e cioè la «offerta» o, meglio, l ’ imposizione di vincoli da parte del sistema sociale, e ai quali l ’ impresa si adatta (se si adatta) ma che certo non sollecita. Distin guere offerta da domanda di vincoli è difficile, perché viviamo in un mondo di interazioni reciproche, di cui vediamo solo il risultato finale. Ed è anche difficile dire se questo risultato genera il miglio re dei mondi possibili, perché la storia è una sola: che cosa sarebbe avvenuto se ci fosse stata una minore offerta di vincoli o una minore accettazione da parte delle imprese, o al contrario una maggiore offerta e una maggiore accettazione, è molto difficile indovinarlo. Quel che è certo, è che oggi siamo chiaramente in una situazione di eccesso di offerta, per le ragioni che lo stesso Piore elenca: caduta del tasso di crescita e quindi grande difficoltà a rispettare i vincoli di un tempo; forte variabilità nei tassi di cresci ta o di declino settoriali (una tesi ripresa da Blanchard-Dornbusch), e quindi massima evidenza delle situazioni di crisi e di non rispetto dei vincoli. Questi mi sembrano i motivi di fondo: nel contesto macro-eco nomico attuale, e date le scelte produttivistiche cui le imprese sono costrette, in molti paesi europei il rispetto degli antichi vincoli è semplicemente impossibile in molti settori dell ’ industria manifattu riera. Ci sarà anche una rivalsa antisindacale, più o meno accentua ta a seconda del paese: ma sono le condizioni di crescita esterne alle imprese che impongono la rottura delle antiche politiche. Cer to, la rottura si può fare in molti modi, e da questa rottura può nascere un sistema di relazioni industriali adatto alle condizioni future oppure, per lunghi anni, una situazione di conflitto sterile. Ma è dal riconoscimento disincantato di questa rottura inevitabile (e che in realtà è già avvenuta, in Italia, negli ultimi quattro-cinque anni), che occorre partire. c) Ora, nel futuro assetto di relazioni industriali sono sicuro che ci saranno molte imprese di successo caratterizzate da una organizzazione produttiva a specializzazione flessibile. Rimarrà però un ’ area importante di produzione di massa. Ed esisteranno altre forme organizzative, tra cui, prevalenti, quelle più adatte alle picco le imprese e quelle che si imporranno nell ’ immenso e crescente universo burocratico, pubblico e privato. In quali proporzioni? È vero che la specializzazione flessibile richiede forza lavoro stabile e altamente motivata. Ma, anche se questo modo di organizzare il
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