Transizione 1986
3. Alcune interpretazioni a) L ’ insieme dei fatti «stilizzati» esposti sono facilmente in terpretabili se si accetta il punto di vista neoclassico. Per questo è sufficiente la relazione fondamentale per la quale il saggio di cre scita del prodotto è uguale a quello della produttività totale, o fattore residuo, sommato a quello dei fattori di produzione pesati dalle rispettive quote distributive. In quest ’ ottica, un più lento saggio di crescita della produttività del lavoro può essere spiegato, per ogni saggio di incremento del fattore residuo, da un più lento saggio di crescita del rapporto capitale per addetto, tenuto conto della elasticità di sostituzione tra i due fattori. Alternativamente il fatto potrebbe essere spiegato da una più lenta crescita del fattore residuo, ossia del progresso tecnico visto come spostamento verso l ’ alto della funzione di produzione, per ogni saggio di crescita del rapporto capitale-lavoro. Se si esclude quest ’ ultima ipotesi che im plica una improbabile leadership europea in campo tecnologico, la minore crescita della produttività del lavoro può essere in linea teorica spiegata solo dalla minore convenienza negli Stati Uniti a spostarsi rapidamente verso tecniche ad alto contenuto di capitale per via della minor crescita del saggio di salario reale rispetto al prezzo dell ’ altro fattore. Sono dunque i prezzi relativi dei fattori di produzione la chiave del problema. In realtà lo schema teori co, sommariamente descritto, può essere concretamente arricchito considerando una grande quantità di fattori, o scomponendo i due principali (Denison, 1979). Il problema fondamentale rimane, tut tavia, quello dell ’ incocrenza della funzione neoclassica di produzio ne come costrutto teorico o quanto meno dell ’ implausibilità delle ipotesi necessarie \ b) Se si abbandona l ’ agguerrito armamentario neoclassico e si tentano strade che conducono a spiegazioni non dipendenti da ipo tesi di perfetta concorrenzialità e mobilità dei capitali, di fattori che ricevono in compenso le rispettive produttività marginali, di capacità previsive totalmente irrealistiche, non rimane che percor rere vie formalmente meno eleganti ma con maggiore capacità in terpretativa. Una attenzione particolare ai problemi della struttura più che ai comportamenti congiunturali è stata prestata da molti osservatori. Alcuni di questi si sono spinti sino a sostenere l ’ esi stenza, anzi lo stato di avanzato compimento di un vero e proprio processo di deindustrializzazione (Bluestone e Harrison, 1982). Se condo questi due autori, e ciò è ampiamente documentato, il pro 96
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