Transizione 1987
ra, per la stessa ragione, dovremmo dire che anche la vita dello spermatozoo e dell ’ ovulo ha valore « fondamentale », perché anche queste sono « condizione necessaria » (ma non « parte ») della vita della persona. La distinzione tracciata non porta a dire che la vita dello spermatozoo e dell ’ ovulo, o quella dell ’ embrione — in quan to « condizione necessaria » della vita della persona — non abbia no (affatto) alcun valore, ma ci consente di chiarire che tale valore non deriva da, né riguarda, la vita della persona, bensì, ancora una volta, riguarda la trasmissione (o il «dono») della vita 63 . Neanche l ’ analisi dei principi etici generali ci dice nulla di nuo vo circa lo « statuto » dell ’ embrione. Anzi, essa sembra mettere in luce che l ’ interesse precipuo dell ’ ls/razzo^ è rivolto non tanto al problema dello statuto dell ’ embrione e al valore della vita biologi ca della persona, quanto al problema (e al valore) della trasmissio ne della vita, cioè non all ’ ambito del quinto ma a quello del sesto Comandamento 64 . La proposizione iniziale conferma ulteriormente questa idea. In essa infatti si afferma che: « il dono della vita ... impone [all ’ uomo] di prendere coscienza del suo [del dono] inestimabile valore e di assumerne la responsabilità: questo princi pio fondamentale dev ’ essere posto al centro della riflessione, per chiarire e risolvere i problemi morali sollevati dagli interventi arti ficiali sulla vita nascente e sui processi della procreazione » [562]. Semplificando il periodo, emerge con chiarezza che il « principio fondamentale » da porre al centro dell ’ intera riflessione non ri guarda affatto il valore (limitato) della vita biologica della perso na, bensì il valore « inestimabile » del dono della vita. E il « do no » in questo caso non consiste certamente nella mera « decisio ne » (o « intenzione ») di trasmettere la vita, che può benissimo prescindere dall ’ atto fisico « normalmente compiuto »; e non con siste neppure nel dare la vita « personale » o « spirituale », la quale è infusa direttamente da Dio. Pertanto, non resta che am mettere che il « dono » di valore inestimabile riguarda il modo « corretto » con cui i genitori trasmettono (responsabilmente) la vita (biologica), cioè il « dono » riguarda l ’ atto sessuale (compiuto responsabilmente) attraverso cui si trasmette la vita. Poiché tale dono di valore « inestimabile » riguarda il rispetto dell ’ « ordine sessuale » e del modo « corretto » di procreare, cioè la materia propria del sesto Comandamento, possiamo trarre due osservazioni conclusive: da una parte mettere in luce che, essendo il valore del
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