Transizione 1987
implicazioni patologiche sono innumerevoli e concrete. Alcuni a- spetti dell ’ ambiente sono patogeni per determinate specie e non per altre, e ciò è ben noto. Basti vedere la diversa sensibilità degli organismi verso uno stesso batterio. Ma soprattutto, nella strada dell ’ adattamento, si sono sviluppate difese specifiche contro alcuni aspetti nocivi, il che significa che l ’ evoluzione è stata diretta da questi ultimi come se appunto le difficoltà incontrate ne costituissero la pietra di paragone selettiva. A ben vedere, si tratta sempre di fatti naturali che, da non inter pretabili (in questo caso nocivi), diventano interpretabili. Essi hanno sollecitato categorie interpretative adatte, cioè specifici mec canismi molecolari e cellulari di difesa. Se una tossina batterica uccide una cellula, certo ciò accade con precisi meccanismi moleco lari (con quella energia, con quella logica dei segni molecolari cui si è alluso ripetutamente) ma non si può dire che l ’ organismo riesca a « interpretare » la tossina, che non ha per esso alcun signi ficato, anzi lo uccide. Ma nel momento in cui l ’ organismo riesce ad elaborare per tale tossina un anticorpo specifico, noi possiamo dire che la tossina è entrata nel dominio dell ’ interpretabile, e l ’ orga nismo viene salvaguardato dall ’ azione dannosa proprio attraverso la sua capacità di decifrare quanto gli era estraneo (e che ora, in un certo senso, non lo è più). Ciò è un portato della filogenesi. L ’ ovvia conseguenza è che la eziologia e la patogenesi non sono mai assolute, e i fattori patogeni sono relativi ad una certa combi nazione di categorie, istituite in specie. Un capitolo della patologia del pipistrello sarebbe certamente relativo agli organi per sentire ultrasuoni. Per noi, a quell ’ intensità, essi sono muti: non abbiamo sensi che siano capaci di volgere in informazione le piccole intensi tà messe in gioco nel caso dei pipistrelli. Per trasferimenti di ener gia superiori, gli ultrasuoni ci sono direttamente patogeni. Non possono che svolgere un ’ azione « disordinata », che non ha niente a che fare con l ’ ordine dell ’ interpretazione. Ma tale situazione, di rapporto tra le quantità ordinate e adatte alle nostre categorie, e le quantità debordanti, costituisce un fatto di estrema importanza per moltissime situazioni, ponendo il limite fra il fisiologico e il patologico. Il problema della soglia, della capacità di riserva ecc. nascono proprio a questo punto, come coe renza o incoerenza tra l ’ ambiente e quanto esso ha determinato nella filogenesi, in forma di capacità di adattamento. La patologia si pone come squilibrio che interviene tra questi
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