Transizione 1987
decifrazione di ciò che è significativo. Il problema è di affrontare gli aspetti patogeni dei cambiamenti con una adeguata strategia conoscitiva, che affronti le questioni nella loro portata generale, piuttosto che nella visuale settoriale e interessata nella quale sono abitualmente posti. Molti dei caratteri negativi della cultura (che è ozioso numerare, essendo ben presenti nell ’ elenco-compianto a tutti noto) legittima no il sospetto di una sorta di autodistruzione che attrae l ’ uomo, come se la specie fosse capace solo di una visione a breve termine, incapace di valutare il suo suicidio inevitabile nel lungo termine (o forse nel medio). In realtà gli argomenti a favore di questa ipotesi non mancano, e l ’ attività nei vari arsenali della guerra è solo una caricatura di tale disposizione generale. Vi è da dire però che una conoscenza biologica dell ’ uomo, con trariamente alla concezione « biologizzante » così comune, retaggio invariato del positivismo, conduce a riconsiderare in giusto rilievo concetti quali « morale », « responsabilità », « solidarietà », così desueti eppure così, io credo, concreti (anche questo aspetto è stato trattato in Alla radice del comportamento morale} . Il nostro avvenire è largamente nelle nostre mani. Al pessimismo, che viene quasi naturale oggi, occorre anche frapporre un ’ altra considerazione (oltre ai vantaggi indubbi che il progresso ha dato all ’ uomo, cui nessuno rinuncerebbe) : che le mo dificazioni rilevanti dell ’ ambiente in senso negativo sono in fondo abbastanza recenti, e che probabilmente occorre un certo tempo, per la specie culturale, ad adattarsi culturalmente al cambiamento, costruendo una sorta di « omeostasi culturale di specie ». Si tratta di vedere se queste misure adattative saranno fabbricate prima di qualche irreversibile disastro, o troppo tardi per evitarlo.
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