Transizione 1987

tuale, che porta sconvolgimenti notevoli (si vedano ad esempio i risultati ottenuti in agricoltura) niente altro è che struttura viven te, e più in generale realtà, che è arrivata ad interpretarsi (e anche, tramite l ’ ingegneria genetica, a modificarsi). Ciò costituisce un punto irripetibile della cultura, che caratterizza precisamente il momento presente (vedi La ingegneria genetica tra biologia e filo sofia, Il Mulino, 1985). Da tutto ciò emerge, come constatazione via via confermata, l ’ enorme plasticità e adattabilità della specie umana a quanto è relativo alla sua funzione per eccellenza plastica, appunto il lin guaggio. Ma anche questa situazione contempla un limite di carico, e soprattutto tali variazioni conseguenti alla fisiologia linguistica dell ’ uomo si sono tradotte e si traducono di continuo anche in situazioni incidenti direttamente sull ’ organismo, per le quali la ela sticità è quella che è, niente di più, e la civiltà non l ’ ha modificata per nulla. Se l ’ uomo è posto a contatto con una sostanza mutage na che attacca il DNA, i tessuti faranno fronte, per quel che pos sono, con gli enzimi di riparazione, che sono molto antichi. Anche un aumento del metabolismo degli Xenobiotici, indotto da com posti di sintesi, interviene come funzione filogeneticamente stabili ta, che l ’ ultimo quarto d ’ ora della evoluzione umana (quella cultu rale) non ha minimamente variato. Ecco dunque la necessità di considerare gli aspetti patogeni del la cultura: dell ’ inquinamento e delle sue innumerevoli forme, delle malattie iatrogeniche, delle malattie sociali (patologia non solo del l ’ individuo ma anche della collettività). In questa prospettiva pos siamo considerare nella loro essenza patologica vecchie conoscenze, un tempo ritenute sostanzialmente fisiologiche, quasi fossero a- spetti costitutivi della specie, come ad esempio la guerra. L ’ unico modo per affrontare tale patologia che incide sull ’ orga nico, è individuarne la natura linguistica. Ciò non significa ripri stinare situazioni passate, non solo perché ciò è improponibile, ma anche perché è sbagliato. Non è corretto considerare i cambiamenti intervenuti come qualcosa di puramente artificioso, in certo senso arbitrario. La conoscenza è condizione concretamente biologica, come abbiamo detto ripetutamente, e non c ’ è artificio che non sia naturale. D ’ altra parte, il linguaggio in quanto tale è un insieme di artifici, e ciò fu fin da principio. A ben vedere, natura e artificio sono troppo mescolati per distinguerli, e la vita stessa è un con densato di trucchi e marchingegni, se vogliamo chiamare così la 136

Made with FlippingBook - Online catalogs