Transizione 1988

tamento delle norme che stabiliscono il monopolio statale del commercio estero. Nel corso riformatore confluiscono motivi politici presenti da tempo nel comuniSmo internazionale. È naturale cogliere uno stret to rapporto tra l ’ impostazione data da Gorbacev alla questione della riforma del sistema politico e il principio dell ’ inscindibilità del socialismo e della democrazia affermata da alcuni decenni dal Partito comunista italiano. Per quanto concerne il modo di affron tare i problemi economici e sociali è altrettanto appropriato riman dare all ’ esperienza ungherese dopo la riforma del 1968 e ad alcune proposizioni programmatiche caratteristiche del comuniSmo jugo slavo. A differenza che per i casi della democratizzazione e della differenziazione delle forme della proprietà sociale, le misure ri formatrici intese al rafforzamento e all ’ introduzione di meccanismi economici automatici e di categorie di mercato nel quadro dell ’ in dustria e dell ’ economia statale pianificata non si sono mai scontrate in URSS contro una chiara pregiudiziale dottrinale. Tuttavia, l ’ in- coerenza dei tentativi compiuti in passato anche su questa scala più limitata sembra mostrare come le autorità politiche abbiano paven tato che proprio il loro eventuale successo potesse costituire il presupposto di un decisivo indebolimento dell ’ influenza della nor mativa amministrativa centrale sulle tendenze di sviluppo dell ’ eco nomia e della società. Il rafforzamento degli automatismi economi ci avrebbe potuto ridurre la discrezionalità e la libertà di manovra dei pianificatori centrali. Di qui il caratteristico andamento parabo lico degli esperimenti riformatori finora tentati. Essi furono gra dualmente abbandonati non appena i timori attorno alle loro con seguenze sociali e politiche raggiungevano una certa consistenza. Già negli anni dello stalinismo si verificarono fenomeni di rigetto di misure riformatrici promosse dalle stesse autorità centra li, non appena alcune delle loro implicazioni divenivano sensibili. È noto che non fu altri che Stalin a richiedere, con apparente vigore (nel 1931), la larga introduzione nell ’ economia pianificata del prin cipio del «calcolo economico», dell ’ analisi costi-ricavi, della «reddi tività» delle imprese, dell ’ integrità della funzione dei dirigenti d ’ impresa, della disciplina del lavoro e di un ’ adeguata differenzia zione salariale. Eppure tali principi furono abbandonati e comun que non perseguiti con la necessaria convinzione a partire dalle Grandi epurazioni del 1937-38. Il movimento stachanovista nacque nel 1935 come movimento efficientistico dal basso ma il partito

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