Transizione 1988

In URSS, dove gli economisti e gli amministratori avevano per corso solo un breve tratto di questa strada, i frequenti tentativi di riforma, che comportavano sconvolgimenti enormi a livello ammi nistrativo, risultarono tortuosi, complicati e fallimentari, e riusci rono ad incidere solo su aspetti secondari del « Sistema ammini strativo ». Nel 1955-56, la Commissione per la Pianificazione stata le ricevette l ’ ordine di cedere parte delle sue competenze ai mini steri industriali. I ministeri, a loro volta, avrebbero dovuto cedere parte dei loro poteri alle imprese. I risultati concreti di questa iniziativa furono assai modesti; e, in assenza di una seria proposta di riforma dei prezzi, Chruscev lanciò nel 1957 un grande pro gramma di riorganizzazione globale dell ’ amministrazione. I mini steri dell ’ industria vennero aboliti e sostituiti da più di cento consigli economici regionali, ciascuno dei quali avrebbe dovuto gestire tutto il settore industriale nell ’ area di sua competenza. L ’ impatto iniziale della riforma fu certo positivo ed essa riuscì ad eliminare alcune delle inefficienze di trent ’ anni di immobilismo. Ma conferì ben poca autorità alla singola impresa. Entro un anno o due dal lancio della riforma, divenne chiaro che era impossibile ottenere risultati positivi in assenza di almeno alcu ni dei vecchi ministeri. Così vennero nuovamente imposti controlli a livello nazionale, tagliando trasversalmente le nuove amministra zioni regionali, con un risultato generale di grande confusione. Nell ’ ottobre 1965, dodici mesi dopo la caduta di Chruscev (in parte causata proprio dal fallimento della riforma del 1957, e dalla ostilità nutrita verso di essa dai burocrati che avevano visto le proprie vite e le proprie carriere rovinate), i consigli economici regionali furono aboliti, e i ministeri industriali ricostituiti. Come quella del 1957, anche la riforma del 1965 ebbe alcuni risultati positivi. Fu il primo tentativo di porre il calcolo economi co al centro del sistema di pianificazione: la ricerca del profitto piuttosto che le direttive amministrative avrebbero ora guidato il comportamento delle singole imprese. Ma nessun intervento radi cale venne operato a livello della struttura dei profitti e dei prezzi: la riforma dei prezzi del luglio 1967 eliminò alcuni dei difetti peggiori della struttura dei prezzi industriali, ma non comportò in alcun modo un tentativo di utilizzare i prezzi per adeguare l ’ offerta alla domanda. Inoltre, la riforma del 1965 non affrontò il principa le punto debole del sistema tradizionale, la sua incapacità di stimo lare l ’ innovazione; né riuscì a fornire incentivi economici all ’ intro duzione di nuovi prodotti o ad incoraggiare la concorrenza tra le

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