Transizione 1988

lendo un rapporto di continuità tra queste proposte e la tradizione della NEP, si fece portavoce di una posizione alquanto estrema rispetto a quella degli altri economisti. Ma oggi l ’ idea che le attuali riforme costituiscano in gran parte uno sviluppo della NEP è diventata quasi un luogo comune. Ad esempio, un articolo (per altri aspetti assai cauto) pubblicato sul giornale di partito « Kom- munist », pur sottolineando la necessità di distinguere la NEP dal socialismo sovietico contemporaneo a causa della forte presenza, nel 1920, di alcune forme di capitalismo su piccola scala, ammette va che « esiste certamente un legame diretto ed una profonda somiglianza » tra i due periodi, entrambi caratterizzati da « la sco perta, l ’ attivizzazione e la massima utilizzazione degli interessi ma teriali ed economici » 8 . In un importante rapporto sulle scienze sociali dell ’ aprile 1987, A.N. Jakovlev, segretario del Comitato centrale (divenuto in segui to membro del Politburo) ha presentato l ’ intera questione della transizione dalla NEP alla pianificazione centralizzata come un problema ancora aperto, suggerendo agli scienziati sociali la neces sità di indagare le ragioni dell ’ abbandono della NEP, i modi attra verso i quali « i metodi amministrativo-burocratici di gestione » si rafforzarono, l ’ esistenza o meno di alternative e le ragioni del loro fallimento 9 . La maggior parte degli storici ed economisti sovietici che hanno trattato questi problemi nel corso del 1987 hanno sostenuto la tesi per cui il sistema economico degli anni ’ 30 sarebbe stato prodotto dalla eccezionalità degli sforzi imposti all ’ URSS, paese socialista arretrato, dalla minaccia dell ’ imperialismo avanzato — pur ammet tendo che, almeno in parte, i suoi aspetti più brutali e repressivi vanno imputati alla malefica influenza della personalità di Stalin. Così ad esempio scrive L.A. Gordon nell ’ articolo sopra citato: « Le condizioni in cui fu fatta allora (negli anni ’ 30) la scelta — l ’ arre tratezza economica e culturale del paese, l ’ ineludibile minaccia mili tare, l ’ assenza di un ’ esperienza e di tradizioni democratiche — sono tutti elementi che confermano l ’ inevitabilità dell ’ industrializ zazione forzata e della collettivizzazione accelerata, nonché delle soluzioni politiche che vennero adottate di conseguenza, piuttosto che la possibilità di uno sviluppo più armonioso. In presenza di una diversa combinazione di fattori soggettivi e di una maggiore attenzione agli avvertimenti leninisti sulle implicazioni politiche delle caratteristiche personali di Stalin, non c ’ è dubbio che molti sacrifici e molti errori avrebbero potuto essere evitati » 10 .

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