Transizione 1988
Il terzo elemento era in parte una conseguenza dell ’ assetto economico stabilito dalla pianificazione imperativa ma poteva van tare su di essa una sorta di primato storico. Si tratta di un egualita rismo spontaneo profondamente radicato nell ’ ambiente popolare russo. Esso continuò ad esprimere largamente le principali aspira zioni della società nata dalla rivoluzione d ’ Ottobre e trovò il modo di conciliarsi con la nuova cornice economica e sociale creata dal l ’ industrializzazione. Su questo egualitarismo di tipo premoderno si innestò una nozione radicalmente semplificata del concetto sociali sta e democratico di giustizia e di eguaglianza sociale. La scarsa considerazione che il funzionamento di quel tipo di economia dava al peso dell ’ efficienza nell ’ utilizzazione dei fattori della produzione, all ’ incentivazione del lavoro individuale e all ’ espansione del con sumo ha consentito che tale elemento continuasse ad informare di sé l ’ ethos della società sovietica fin quasi ai nostri giorni. I tre elementi si saldarono assieme già nel decennio prebellico ed anche in seguito si sono sorretti l ’ un l ’ altro. Il sistema economi co scoraggia l ’ emergere di esempi di lavoro individuale e collettivo altamente efficienti. Scoraggiando del pari un ’ efficace applicazione di politiche retributive incentivanti, esso perpetua sia un appiatti mento dei redditi su di una fascia relativamente ristretta che un ’ ef ficace segnalazione presso il centro delle realtà produttive più a- vanzate e capaci. Tale situazione indebolisce le tendenze all ’ artico lazione della società in gruppi aventi una chiara consapevolezza della natura dei propri interessi, della loro distinzione e del loro ruolo nel funzionamento dell ’ organismo sociale. Il potere politico ha potuto così mantenere la propria funzione di motore propulsore della società senza incontrare forti resistenze sociali e questo ha contribuito a conservarne i caratteri di arbitrio e di intolleranza. I rapporti politici e sociali formatisi nel corso dell ’ esperienza storica sovietica hanno dato vita ad un senso comune anch ’ esso tenace e, a suo modo coerente, un tempo largamente diffuso in tutto il movimento comunista internazionale ed oggi concentrato soprattutto nel paese che lo ha visto nascere. Si tratta del consenso che ancora riscuote l ’ idea di un potere centralizzato, intento ad una severa moralizzazione della burocrazia e degli strati dirigenti e al disciplinamento della cultura: un potere dispotico perché giusto nella sua politica sociale; antintellettualistico, perché innanzitutto garante di aspirazioni popolari elementari; diffidente verso l ’ ester no perché temprato alla scuola dei duri rapporti di forza tra i leviatani imperialistici. A questa idea si aggiunge quella che forme
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