Transizione 1988

l'intervento militare dell'agosto 1968 abbia rappresentato un atto consapevole e deliberato dell'allora dirigenza sovietica. Non di «errore» , per quanto tragico, si sarebbe dunque trattato; ma di una libera e coerente scelta politica che costituiva ripercussione inevi tabile di una logica molto lontana dal tentativo riformatore guida to dal Partito Comunista di Cecoslovacchia; un tentativo, questo, niente affatto condiviso dall'allora direzione sovietica sia per la sua impostazione, sia nei suoi fini; anzi, addirittura temuto, e, per tanto, inevitabilmente soffocato. Di conseguenza, parlare oggi di «errore» — quando sempre più evidente appare la frattura fra la politica perseguita da BreZnev e i motivi ispiratori della perestrojka — significa esprimere, seppur implicitamente una visione «continuista» delle vicende sovietiche ed europeo-orientali che finisce con il ridimensionare, se non ad dirittura con l'assolvere, proprio BreZnev dalle sue responsabilità politiche e morali. Si rischierebbe così il ritorno ad interpretazioni uniformanti — tipiche dell'ortodossia sovietica e, paradossal mente (ma non tanto), della pubblicistica americana della guerra fredda (nonché di quella storiografia conservatrice ad essa colle gata) — secondo le quali la storia del comuniSmo in questi paesi costituisce un complesso di vicende sostanzialmente omogenee e una connessa all'altra, per cui da Lenin a Stalin, da Berija a Hru- SCèv, da BreZnev a Gorbaéév, alla fine, ogni atteggiamento, ogni comportamento risulta dettato dalla medesima coerenza intrin seca e dalla stessa logica politica. Appannata ne risulterebbe — di converso — soprattutto la stra ordinaria vitalità di un altro orientamento radicato nella tradizione comunista, contrapposto allo stalinismo e, certo, fino ad oggi sconfitto in Europa orientale: tale orientamento, infatti, di tanto in tanto emerge, già a partire dagli anni Venti, e si caratterizza per i suoi tentativi qua e là maturati secondo impostazioni variegate, dapprima timide e contraddittorie, non deterministicamente col legate le une alle altre, ma divenute più esplicite e meglio definite nel tempo; tentativi, questi, nei quali è possibile cogliere sforzi reali e l'espressione di obiettivi politici vólti a unire, e non a di sgiungere democrazia e socialismo. È un fatto, poi, ad esempio, che il forzato fallimento della Ceco slovacchia nel 1968 abbia emblematicamente segnato la fine di ogni spinta riformatrice ad Est per quasi vent'anni. Un'intera fase — sostanzialmente apertasi con il XX Congresso del PCUS e 14

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