Transizione 1988

contrassegnata da numerosi, divergenti, a volte caotici tentativi tesi a modificare l'impianto stalinista della società sovietica e di quelle sovietizzate — trovava allora la sua drammatica conclu sione in tutta l'Europa orientale. La repressione del moto cecoslo vacco non fu dunque — come del resto è emerso evidente nel corso del convegno bolognese di luglio e come si avrà modo di cogliere scorrendo queste pagine — «solo un errore», ma la vittoria di una logica politica contro un'altra. Riabilitare Praga — tale è la dimensione problematica per l'Est — vuol dire quindi prendere le distanze pubblicamente e sconfiggere, all'interno dell'URSS e nel movimento comunista europeo-orientale, un orientamento politico che ha il suo riferimento principale nel sistema di potere staliniano affermatosi soprattutto a partire dal 1929 e che man tiene ancora oggi una forte capacità di incidere in tutto il «campo socialista». Simile impostazione è emersa esplicitamente nel corso dei la vori del convegno bolognese: una convergenza significativa, que sta, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale che può contribuire al superamento di quell'interpretazione schematica, ma tutt'ora ben viva pure nell'opinione pubblica italiana, secondo la quale i comunisti (compresi quelli italiani) mantengono sempre una «riserva mentale» di tipo dogmatico-staliniano che li rende inaffidabili e — in Occidente — da isolare. In tal modo si svaluta, infatti, soprattutto l'apporto teorico originale del PCI a tutto un fi lone della cultura politica comunista, quello appunto democratico e antistalinista, che ha ispirato, e non solo negli ultimi anni, ri flessioni e idee in tal senso anche ad Est. Naturalmente, non tutte le voci espressesi a Bologna hanno condiviso quest'ultima tesi, come si avrà modo di constatare leggendo alcuni studi che se guono. Ciò nonostante, la contrapposizione polemica che spesso si sviluppa attorno a questi argomenti — specialmente nel nostro paese — si è molto stemperata nel corso della discussione che si è svolta al convegno di luglio. C'è, dunque, da sperare che anche i materiali qui presentati, nonché un dialogo più proficuo fra studiosi comunisti e socialisti, quando questo poggia su serie basi di ricerca e di studio (come è accaduto appunto a Bologna), possano contribuire al superamento di pregiudizi radicati, incapa ci per loro natura di discernere e quindi di facilitare la compren sione della realtà. È un auspicio, il nostro, non formale, né pole mico, ma dettato unicamente dal desiderio di veder riconosciuta 15

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