Transizione 1988
1'esistenza di evidenti impostazioni diverse all'interno dello stesso filone culturale comunista. Fra l'altro, l'originale contributo teorico del PCI riceve oggi ap prezzamenti — per ragioni certo non convenzionali e che si com prenderanno agevolmente proprio sfogliando queste pagine — anche da ambienti influenti e prestigiosi dell' «altra metà d'Eu ropa»; e non a caso essi vengono da costoro ribaditi in un mo mento in cui è in corso un profondo tentativo riformatore che, ri spetto al passato, offre il vantaggio (non insignificante) di pren dere le mosse e svilupparsi nel cuore della potenza dominante del «campo socialista», anziché — come è avvenuto più volte in altre occasioni — entro i limiti circoscritti di un «paese minore». Non si vuole ora, con quest'ultima affermazione, postulare la necessità tout court di una «esportazione» del modello gorba- cèviano, secondo moduli che hanno tanto indotto alla cautela Ambarzumov e che ripercorrerebbero — pur con altre finalità — la politica a cui si sono fino ad oggi ispirati quei settori dell'orto dossia ideologica che agiscono in URSS e fuori di essa. Operando in tal modo, si sa, questi ultimi hanno voluto infatti soffocare qual siasi autonomia nazionale che mirasse a superare o a spezzare quelle «compatibilità» prefissate dal Cremlino e corrispondenti ad una concezione unilateralmente stabilita dei «suoi interessi vitali»: simili «compatibilità» non scritte (ma tanto vive) sono riassumibili nel rifiuto sia di modificare le alleanze militari sia, sul piano ideo logico, di porre in stretta relazione il socialismo con la democrazia e il pluralismo, poiché ciò metterebbe in discussione il ruolo del partito unico. Questa volta, però, l'espansione della perestrojkacktre i confini dell'URSS — come è emerso chiaramente nel corso del dibattito svoltosi al convegno dello scorso luglio — diventa l'inevitabile conseguenza degli stretti e condizionati rapporti intercorsi fino ad oggi fra Mosca e gli altri paesi dell'Europa orientale. Il complicato intreccio di relazioni maturate a partire dal 1947 e passate attra verso il fuoco (è il caso di dirlo!) delle crisi del 1956 ungherese, del 1968 cecoslovacco e di quelle polacche sarà insomma condi zionante per lo stesso progetto riformatore che sta muovendo i suoi primi passi in URSS. È noto, d'altra parte, quanto profonda sia la diversità che se para l'URSS dagli altri suoi alleati europei, in primo luogo dalla Cecoslovacchia. Le tradizioni culturali sono certo uno degli ele 16
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