Transizione 1988

zie giuridiche formali — i «clubs» e Saharov esprime alcuni timori sul futuro stesso della perestrojka di fronte ad un cammino tanto tortuoso. Una tale impostazione non è certo assimilabile da parte della Cecoslovacchia e, seppure in forme minori, neppure da parte di altri paesi dell'Europa orientale che possono, a questo proposito, richiamarsi e far leva su alcune tradizioni di pensiero politico, an che di un certo rilievo. La «primavera di Praga» aveva avuto sin dal l'inizio il vantaggio di poter contare su un sostegno attivo «dal bas so» che in URSS è ancora tutto da costruire. Certo, questa peculia rità cecoslovacca ha contribuito ad accrescere i timori dell'allora direzione sovietica, fino a provocarne l'intervento armato. Oggi, tuttavia, Gorbacèv sembra cominciare a rendersi conto che la sua stessa politica è condannata al fallimento se non potrà ottenere una partecipazione dinamica e consapevole «dal basso», nonché rapidi e tangibili risultati sul piano economico: in caso contrario, infatti, il suo isolamento lo porterà inevitabilmente a fare i conti — a proprio svantaggio — con l'inerzia burocratica, dello Stato e del partito, e con l'opposizione delle correnti ideologiche ortodosse. Il suo discorso di Taskent dell'8 aprile 1988, il movi mento d'opinione da lui stesso sollecitato presso gli intellettuali, il modo in cui ha gestito i lavori della XIX Conferenza del PCUS e il viaggio (con relative conseguenze) compiuto a metà settembre in Siberia, lasciano intendere in lui una consapevolezza nuova, secondo cui solo una mobilitazione «dal basso» assieme ad un avvertibile mutamento nel sistema economico e in quello degli approvvigionamenti possano rafforzare una seria politica di rinnovamento, anche se ciò rischia di risvegliare radicalismi e tensioni mal sopite (fra le quali in particolare l'esplosione dei nazionalismi), provocando così possibili effetti dirompenti su tutto il sistema sovietico. La democratizzazione diventa dunque — in questo senso — l'unica arma capace di attuare la perestrojka: al tempo stesso, tuttavia, l'Europa orientale — rispetto all'URSS — possiede già una società civile più matura e pronta ad intervenire nell'agone politico, tranne forse in Romania dove — come hanno denunciato a più riprese al convegno Francois Fejtò e lo stesso sindaco di Bologna Renzo Imbeni, nel suo non formale saluto ai partecipanti ai lavori — Ceausescu ha finito con l'annichilire ogni alternativa e il malcontento sfocia in jacqueries, rassegnazione e passività. In ogni caso, però, l'Europa orientale rappresenta una 18

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