Transizione 1988
IL «NUOVO CORSO» CECOSLOVACCO NELLA STORIA DELLA CULTURA COMUNISTA
Giuseppe Boffa *
Sugli avvenimenti cecoslovacchi di venti anni fa, così come li avevo personalmente vissuti attraverso un continuo andirivieni fra Roma e Praga, mi è accaduto di riflettere molto e di fare deter minati paragoni durante un recente soggiorno in Unione Sovie tica, alla vigilia della recente XIX Conferenza del PCUS, e più in generale durante la rinnovata e assidua frequentazione della pub blicistica sovietica di questi ultimi anni. Ora, vorrei che gli amici cecoslovacchi qui presenti comprendessero bene quel che cer cherò di dire e cogliessero lo spirito con cui lo dico. Se farò dei raffronti, non sarà certo per stabilire gerarchie di merito, che sa rebbero oltre tutto, profondamente astoriche. Il confronto mi sembra assai più importante da tutt'altri punti di vista. Quello che oggi non può non colpire è l'ascolto delle cose che si dicono o la lettura delle cose che si scrivono a Mosca, quando è ancora vivo in noi il ricordo dei motivi che furono adotti a giusti ficazione dell'intervento armato in Cecoslovacchia nell'agosto 1968. Tutta la tesi di una controrivoluzione che all'epoca sarebbe stata in atto in Cecoslovacchia veniva infatti sostenuta con qualche citazione di articoli di stampa o colla denuncia del riapparire di alcune associazioni. Io non ero nel 1968 in grado di leggere la stampa cecoslovacca come sono in grado di leggere quella russa: disponevo solo delle traduzioni delle cose più salienti fornitemi da amici. Ma mi bastano le citazioni polemiche che ne furono fatte a Mosca o in altre capitali del Patto di Varsavia. Ebbene, esse ci appaiono per lo meno moderate e addirittura timide rispetto a
* Presidente del CeSPI di Roma.
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