Transizione 1988

non meno bene quanto molti di noi comunisti italiani, a cominciare da Luigi Longo, segretario generale del PCI, vedes simo allora in ciò che succedeva a Praga una specie di laboratorio vivente, dove anche le nostre idee passavano al setaccio speri mentale della storia vera. Proprio per questo motivo l'intervento armato doveva provocare una rottura che non sarebbe stata — né poteva esserlo — sanata. È naturale che vi sia chi mi obietta come il filone storico di cui parlo sia sempre stato sconfitto e represso nella vicenda del nostro secolo. È vero. Eppure io sono ancor più colpito da un altro feno meno. Per quanto stroncato e soffocato — a volte, come è il caso della Cecoslovacchia, con i mezzi più brutali — quel filone, che non è poi riducibile a un solo spunto o motivo, non è mai stato soppresso, ma al contrario, forte di una sorprendente vitalità, è sempre stato capace di continuare a esistere anche nelle condi zioni più insopportabili e di riemergere a distanza di anni. Per me resta questa, lo confesso, una chiave di lettura indispensabile anche per la storia sovietica: lo affermo con tanta maggiore tran quillità per averlo sostenuto in momenti passati, quando la cosa era assai meno evidente di quel che può sembrare oggi ed averne tratto allora motivo di previsioni incoraggianti. Ma l'osservazione vale, a mio parere, non solo per la storia sovietica. Credo, ad esempio, che sarebbe una ricerca assai proficua studiare l'influenza sotterranea, ma costante ed efficacie, che il '68 cecoslovacco ha avuto nella storia degli ultimi vent'anni, e non soltanto in Cecoslovacchia, ma in tanti altri paesi, a cominciare dall'URSS e — perché no? — dalla Cina, ma più in generale nella stessa vita internazionale. Oggi possiamo dire con ragionevole certezza che coll'intervento armato, nella sua duplice manife stazione dell'agosto 1968 e dell'aprile 1969, si cercò di stroncare non solo l'esperienza praghese, ma l'intero movimento riforma tore che negli anni Sessanta si era andato delineando in modo molto preciso in tutta l'Europa dell'Est e nella stessa Unione Sovie tica. Possiamo però anche misurare meglio quanto lontano si sia rimasti dal conseguire quello scopo. Ora, io sono persuaso che per questo fallimento sia stata determinante la tenacia e la serietà con cui tanti comunisti cecoslovacchi hanno continuato in questi anni a sostenere le loro idee, a riflettere sulle loro esperienze e su quelle di tutta l'Europa dell'Est, a restare insomma fedeli all'indi rizzo da loro scelto nel 1968. 27

Made with FlippingBook Ebook Creator