Transizione 1988
Aggiungerò tra parentesi, sapendo di buttare là un suggeri mento assai vago per future ricerche, che sarebbe assai interessan te studiare anche tutto lo svolgimento del cosiddetto processo di Helsinki, di cui non vi è oggi chi non riconosca la grande impor tanza per l'Europa, proprio alla luce delle idee cecoslovacche, dell'esperienza del 1968, della sua violenta repressione, ma anche della sua capacità di durare al di là dello sforzo di soffocarlo. A questo punto una domanda è inevitabile. Se quello che sono andato sostenendo è vero, quale beneficio ne traggono oggi i cecoslovacchi, visto che sembrano addirittura tagliati fuori da un moto rinnovatore di cui pure li riconosciamo precursori e tenaci fautori anche in tutte le avversità? La prima osservazione che vorrei fare a questo proposito è che tale domanda oggi non può essere ignorata da nessuno, né a Praga, né a Mosca, né altrove. Posso solo aggiungere di essere rimasto colpito, durante lo stesso recente soggiorno in URSS, dal numero di persone, tra cui parecchie non prive di influenza, che erano disposte a discutere di questo problema esattamente nei termini di cui ne discutiamo noi ora, senza più ombra delle teorizzazioni arbitrarie con cui nel passato si cercò di giustificare l'invasione. Ma questo non basta a risolvere il problema. Due temi emergono con forza dalle vicende del 1968 e conservano ancora oggi tutta la loro importanza. Il primo è il dirit to per ogni paese di scegliere in piena autonomia la propria via di sviluppo. Il secondo è la necessità di un nuovo, più libero rap porto fra l'Unione Sovietica e i paesi che si sono trovati nella sua sfera d'influenza dopo la seconda guerra mondiale, pur nel qua dro di un'alleanza e di comuni istituzioni, che non sembrano facilmente superabili se non con lo sviluppo di una distensione generalizzata che porti davvero a un nuovo sistema di relazioni internazionali. Poiché a questi temi sono dedicati punti specifici del nostro convegno, posso non dilungarmi. Voglio solo osser vare che sarebbe beffardo oltre che assurdo invocare oggi la giusta autonomia di ogni paese per impedire in Cecoslovacchia quel corso di idee che tanta circolazione va trovando altrove e per non sanare la ferita, tuttora aperta, che la cosiddetta «normaliz zazione' ha lasciato nel corpo della sua società. Prima o poi a questo bisognerà arrivare: per parte mia posso dire solo che quanto prima lo si farà, tanto meglio sarà. Come lo si farà non spetta invece a me dirlo, quando vi sono 28
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