Transizione 1988

1. La «primavera di Praga»: un orientamento comune ai regimi di tipo sovietico e via specifica cecoslovacca. Non è possibile cogliere il senso della «primavera di Praga» se non si conoscono, anche per sommi capi, le condizioni storiche in cui essa si sviluppò. Da un lato può essere vista come uno dei tanti tentativi che hanno avuto luogo dopo la seconda guerra mondiale e vólti a modificare il regime di tipo sovietico. Il tenta tivo jugoslavo di creare un nuovo modello di socialismo dopo il 1948, le riforme di Nikita Hruscèv in URSS e le conseguenze che esse ebbero sulla Polonia nel 1956, come pure i tentativi di riforma di Imre Nagy in Ungheria nel 1953 e nel 1956, costituiscono tutti, per così dire, dei precedenti della «primavera di Praga». I concetti ideologici dei comunisti riformatori cecoslovacchi nel 1968, non sono virtualmente concepibili senza il processo critico di Stalin operato da Hruscèv e senza il Programma del PCUS del 1961, benché il risultato finale, rappresentato del programma politico della «primavera di Praga», vada ben oltre la politica di Hruscèv. Gli avvenimenti ora ricordati, pur essendo uniti da un elemen to comune — il tentativo di trasformare il sistema di tipo stalinista, che viene così ad assumere il ruolo di antagonista — non debbono in alcun caso essere ridotti a questo denominatore comune, perché esistono grandi differenze fra di loro. In tal senso, la «pri mavera di Praga» fu avvenimento unico che non può ripetersi e che è potuto accadere solamente nella Cecoslovacchia degli anni Sessanta. La «primavera di Praga» non fu un'esplosione del malcontento popolare, non fu la rivolta di coloro che erano governati contro coloro che li governavano con i quali non fosse più possibile trovare un linguaggio comune e che avrebbero ceduto solamente davanti alla forza di una potenziale rivolta. Queste sono le caratte ristiche degli avvenimenti polacchi e ungheresi del 1956 (ed an cora in Polonia nel 1980-1981), ma certamente non appartengono alla «primavera di Praga». Diversamente dalle riforme di Hruscèv, la «primavera di Praga» non fu un tentativo di apportare modifiche soprattutto nell'apparato di potere; fu qualcosa che mise in moto contemporaneamente la società, la massa della popolazione e davvero tutti gli strati sociali — fu un movimento sia «dall'alto», sia «dal basso». Nonostante il fatto che «la sommità» e «la base» concepissero in 32

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