Transizione 1988

al traguardo scelto (cioè alle direttive dal centro) veniva considerato un fatto indesiderabile e di disorganizzazione. Il prin cipio veniva naturalmente applicato anche al diritto all'autonomia dei vari soggetti sociali: l'autonomia «alla base» era considerata un fattore indesiderabile e quindi venne soppressa. Lo stesso princi pio si poteva applicare all'iniziativa ed alle opinioni innovative, considerate esse pure indesiderabili. In circostanze particolari (in tempo di guerra, durante il pe riodo sovietico della spinta all'industrializzazione, ecc.) la man canza di autonomia e di iniziativa dei singoli può rappresentare un vantaggio per il funzionamento del sistema. Ma il vantaggio può trasformarsi in manchevolezza, in incapacità del sistema di cercare fra tutte le alternative possibili le soluzioni migliori, di reagire a nuove situazioni, di adeguarsi a condizioni mutate usan do nuovi sistemi. Per poter risolvere questi problemi, un sistema economico e politico deve essere capace di fare proprio il contra rio di quanto era in grado di fare il sistema sovietico: deve poter promuovere l'iniziativa e introdurre nuovi elementi e permettere a tutti i soggetti sociali (vasti gruppi sociali, collettivi ed individui) di operare le proprie scelte fra le varie alternative, indipendente mente. Ma come è possibile attuare una tale trasformazione dell'intero sistema in una situazione in cui esista un solo partito dominante sotto la cui guida si è sviluppato il sistema vecchio ed inadeguato? C'è una sola via d'uscita: non attendere che il partito dominante, sempre guidato dall'esperienza acquisita, permetta ai propri sog getti sociali, di propria iniziativa, di agire autonomamente; al contrario, è necessario attuare quelle trasformazioni che nel futu ro non permetteranno di tollerare gli attuali sistemi di governo e di controllo e che impediranno al partito dominante di privare i propri soggetti sociali della possibilità di agire autonomamente. Il che significa che per prevenire l'arbitrio del processo decisio nale si debbono porre ostacoli in grado di bloccare le decisioni, quando la maggior parte dei soggetti sociali autonomi vi si oppo nesse. Tutto ciò costituiva il denominatore comune delle riforme eco nomiche e politiche proposte durante la «primavera di Praga», e riassunte nel Programma d'Azione del PCC. Tutto ciò costituiva anche la ragione per la quale il programma fu stigmatizzato come documento «revisionista» e «dannoso» quando la cosiddetta po 40

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