Transizione 1988
procedura di voto, almeno un metodo più democratico di selezione dei candidati; avrebbe anche assicurato la possibilità di compiere una vera scelta tra più di un candidato; dopo avere col laudato queste innovazioni, le elezioni avrebbero potuto svol gersi nel giugno 1968. Ciò avrebbe dato a decine di migliaia di funzionari eletti un maggior senso di stabilità. Neppure la promulgazione della legge sul Fronte Nazionale avrebbe dovuto essere rinviata, perché politicamente era chiaro che un sistema con numerosi partiti politici non avrebbe potuto svilupparsi negli anni successivi senza una piattaforma di monopolio politico. Tale legge avrebbe eliminato tutte le incertezze sulla natura della pro posta di legge sul diritto di assemblea e di associazione: sarebbe stato chiaro che la riforma non avrebbe consentito la costituzione di organizzazioni politiche al di fuori del Fronte Nazionale. Per assicurare che l'iniziativa politica rimanesse saldamente nelle mani della leadership, era assolutamente necessario che quest'ultima non celasse alcuni fatti scomodi quali le critiche sempre più vaste che la maggior parte dei paesi del Patto di Varsavia muovevano alla «primavera di Praga». Al contrario, si sa rebbe dovuto parlare apertamente del pericolo rappresentato da questo sviluppo della situazione; esso avrebbe dovuto essere considerato un campanello d'allarme al quale subordinare molti aspetti pratici della riforma. A questo proposito, un altro errore fu causato dal fatto che la leadership non avesse conservato in qualche modo una clausola legale capace di consentire le forme di intervento sull'attività dei mezzi di comunicazione finanche proibendo, se fosse stato necessario, la pubblicazione di alcuni brani di notizie o opinioni. Dopotutto un tale atteggiamento della stampa era contrario anche al Programma d'Azione del PCC che aveva previsto l'abolizione della censura preliminare, ma non lo sviluppo di uno stato di cose nel quale la divulgazione di alcuni punti di vista o di alcuni commenti non avrebbe potuto essere proibita né per deliberazione del tribunale né in alcun altro modo. Ripeto che, con queste mie affermazioni, non intendo dire che in questo modo si sarebbe evitato l'intervento militare. Ma, diver samente da quanto dichiarato da Alexander Dubéek nella sua in tervista a L'Unità, sono dell'opinione che tutti i membri della leadership del PCC di allora avrebbero tutte le ragioni per fare qualche riflessione autocritica sulle proprie azioni di quel tempo. Molto semplicemente, non è vero che in pratica non vi fu mai 44
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