Transizione 1988
un'alternativa al corso che si stava sviluppando, questo non suc cede mai nella storia. La politica, come sappiamo, è l'«arte del possibile»; e la leadership della riforma della «primavera di Praga» non sempre seppe usarla bene. Resta il fatto indiscutibile e triste che vent'anni dopo la «primavera di Praga» le condizioni per attuare un cambiamento democratico del sistema in Cecos lovacchia sono peggiori di prima, e che dopo la sconfitta della «pri mavera di Praga» sia stato sistematicamente distrutto il potenzia le specificatamente democratico del paese. Naturalmente, il bia simo ricade su coloro che decisero l'intervento militare e che, per i vent'anni successivi, hanno perseguito una politica di soppres sione di tutte le riforme. Ma la questione di chi sia da biasimare non è l'unica che sorge. Ritengo quindi che né gli autori, né i leaders politici del programma di riforma del 1968 siano giustificati nel ritenersi eroi offesi, e che la cosa non sia più di loro competenza. Benché la «primavera di Praga» sia stata un avvenimento molto particolare che non avrebbe potuto verificarsi altrove, si possono trarre dal suo programma pratico, alcune caratteristiche generali che potrebbero essere molto importanti per futuri tentativi di riforma di sistemi di tipo sovietico, non escluso l'attuale tentativo di GorbaCév. Innanzitutto la «primavera di Praga» ci insegna che quando la riforma viene messa concretamente in pratica, si viene inevitabilmente a formare una situazione nella quale il vecchio sistema di governo non funziona più in modo soddisfacente ed il nuovo non è ancora efficiente. Ciò è vero sia per il sistema in generale, sia per i singoli aspetti della vita sociale, quali ad esem pio l'economia, l'ideologia, ecc. È facile che in tali condizioni sorgano conflitti fra potenziali estremismi — per esempio fra gli oppositori della riforma ed i suoi sostenitori più radicali. Entrambi sostengono che i tempi sono maturi per mettere in pratica i propri progetti: gli oppositori tentando di dimostrare che esiste il «caos», mentre i radicali desiderano dimostrare che il venir meno della capacità di funzionamento costituisce il risultato di «riforme poco convinte». L'esperienza della «primavera di Praga» dimostra che — a patto che si parta dal presupposto che il sistema debba essere riformato sia «dall'alto», sia «dal basso» e purché non conduca ad una rivolta o ad una «rivoluzione dal basso» — si debba fare di tutto per assi curarsi che un tale «stato di cose intermedio» duri il più brevemente
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