Transizione 1988

politica occidentale come qualcosa di ostile al socialismo, mentre la civiltà e la cultura politica della Russia (cioè spesso tradizioni di despotismo) sono considerate in armonia con il socialismo. Le tradizioni di un sistema parlamentare, la libertà di espressione e di associazione nel senso di una democrazia parlamentare plura listica, il concetto di partito politico come soggetto laico e non co me organizzazione semi-clericale, il principio di uno Stato costitu zionale e di diritti civili come garanzia dell'indipendenza dei bene ficiari di questi diritti, anche se una tale autonomia risultasse fasti diosa per lo Stato o per il regime — tutto ciò fa parte della cultura politica sia occidentale sia cecoslovacca. È vero che fra il 1948 e il 1968, con la breve eccezione della «primavera di Praga», questa cultura politica è stata soppressa con vari metodi. Gli ultimi vent'anni delia cosiddetta politica di normalizzazione hanno cau sato danni particolarmente gravi; intere generazioni di giovani so no state private della condizione che corrisponde a questa cultu ra politica. È naturale che il tentativo di riforma del 1968 ridestasse tutti quei fattori di politica culturale soppressi e ispirati alla tradizione dell'Europa occidentale. Il che complicò la possibilità di effettua re la riforma «dall'alto», e fu difficile impedire che il sistema di tipo sovietico si disgregasse troppo rapidamente, troppo radicalmen te, e soprattutto in modo non equilibrato. Ritengo, per esempio, che il ruolo unilaterale della stampa libera che ho criticato, sia anch'esso collegato a questa tradizione culturale e politica. Il fatto che in Russia non esistano queste tradizioni, da un lato facilita le cose per i comunisti riformisti dell'URSS (la pressione «dal basso» spesso non avanza richieste che non possono essere esaudite) ma allo stesso tempo rende più difficile una vera democratizzazione. Come ha detto Gorbacèv, la società intera dovrà prima di tutto «imparare la democrazia» in situazioni elementari. 4. Il problema cecoslovacco di fronte a Gorbacèv. L'esame critico della politica della «primavera di Praga» vent'anni più tardi dovrebbe anche spingere a tentare di formulare prospettive e speranze per il futuro. Penso che in un contesto sto rico nel quale vent'anni sono praticamente irrilevanti, la «prima vera di Praga» sia stata indicata come proiezione positiva dei tenta 49

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