Transizione 1988
sero il potere in forma monopolistica — molto di quanto appartie ne al socialismo era già pronto. In queste circostanze è ora indispensabile che la direzione sovietica e Gorbacèv, o il gruppo che lo sostiene, agiscano rapida mente in modo pratico, non perdano cioè l'iniziativa «dall ’ alto*, in modo da evitare lo sbaglio che abbiamo compiuto noi nel 1968; un errore che io riconosco e su cui ho anche scritto: abbiamo, talvolta, lasciato perdere l'iniziativa politica agendo sotto pres sione «dal basso» e non abbiamo agito in tempo; abbiamo persino consentito che si verificasse una divisione nella direzione del parito o, perlomeno, che la direzione del partito si dividesse sem pre più. C'erano degli uomini all'inizio — non so, Jaromir Kolder o Oldrich Svetska — paragonabili a qualche membro del Polit- buro moscovita di oggi. Loro vennero emarginati dalla rapidità dei cambiamenti e sospinti a comportarsi da nemici dichiarati delle riforme. Questa è una differenza positiva, perché Gorbaèèv non am mette tutto ciò. Egli tenta di imporre rapidamente e «dall'alto» certi mutamenti strutturali del sistema politico. Ciò implica però che tali cambiamenti del sistema politico esprimano determinati linea menti autoritari che noi, nella Cecoslovacchia del 1968, rifiuta vamo espressamente, e, date la nostra situazione, avevamo certa mente ragione. Credo che oggi Gorbacèv abbia ragione a dete nere in Unione Sovietica, almeno a breve termine e politicamente parlando, margini di interventi autoritari a favore delle riforme. In una serie di articoli apparsi su Rinascita un anno fa parlavo pro prio dell'eventualità di uno sviluppo del sistema politico sovietico attraverso la distruzione degli apparati politici «dall'alto», con mano forte, in maniera autoritaria. Sta di fatto che, in questa fase, anche dopo le riforme del sistema politico, in Unione Sovietica, il potere rimane nelle mani dei segretari di partito che assumono contemporaneamente la carica di presidenti dei Sovety nelle mani di una persona si concentra, dunque, un potere enorme. Ciò va in direzione diametralmente opposta al principio contenuto nel nostro Programma d'Azione del 1968, che non ammetteva una simile concentrazione di potere nelle mani di un singolo o di un solo anello dell'apparato. Noi difendevamo una chiara divisione del potere, in modo che le varie strutture dell'apparato del partito, dello Stato e dell'economia si potessero e si dovessero controllare vicendevolmente. Ciò non è quanto avviene in Unione Sovietica, 56
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