Transizione 1988
oggi, dove un singolo elemento della catena del potere dispone di maggior autorità. Certo è vera l'argomentazione sostenuta oggi in URSS, se condo cui ciò implica una subordinazione dell'apparato del par tito, finora privo di controlli; in questa maniera, i segretari ven gono sottoposti ad elezione, a procedure democratiche, alla legi slazione. Tuttavia non sappiamo ancora come si svolgeranno e che esito avranno le elezioni. Finora non ce ne sono state e se oggi abbiamo due candidati anziché uno, ciò non equivale ancora ad un controllo maggiore della società sul partito, anche perché altri problemi sono rimasti senza risposta. A differenza, per esempio, di quanto contenuto nel Pro gramma d'Azione cecoslovacco del 1968 il problema della polizia politica — cioè il KGB — all'interno della vita politica dell'Unione Sovietica non è stato neppure posto, non si sono affacciate solu zioni. Ora, una polizia con una prassi come quella del KGB è in compatibile con una democrazia, sia essa socialista o borghese. Noi, nel Programma d'Azione ribadivamo come inammissibile che le differenze d'opinione e di convinzione o ogni altra attività non collegata ad organizzazioni di spionaggio dall'estero, doves sero attirare l'attenzione della Sicurezza di Stato. Certo, questa fu anche una della ragioni per cui ci trovammo sotto tiro... Ma, ad ogni modo, questo è un problema che in Unione Sovietica non si potrà a lungo eludere, andrà affrontato e risolto. C'è poi la questione della libertà politica intesa solamente come libertà d'opinione, ovvero come pluralismo delle opinioni. Noi del 1968 eravamo dell'avviso che libertà d'opinione significas se anche libertà di riunione, di organizzazione. Certo, esistono già numerose organizzazioni nell'Unione Sovietica di oggi, ma il dirit to di fondare un gruppo o un circolo o un'associazione secondo il detto «è lecito ciò che non è vietato», non esiste ancora. Ciò non deve significare lontanamente che si costituisce un partito d'oppo sizione, il partito è un'altra cosa, però la società ha bisogno di mi gliaia di organizzazioni diverse, talvolta apolitiche, talvolta di ca rattere locale, per «pensare». A differenza del singolo, la società non possiede tanto un cervello quanto diverse possibilità organiz zative per formare una volontà collettiva, per essere in grado di pensare collettivamente. Se ciò manca, viene meno pure la capa cità di pensare a livello collettivo. Dai dibattiti svoltisi durante la Conferenza del PCUS è scom 57
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