Transizione 1988
parsa la problematica dell'autogestione operaia, tanto ricordate prima in collegamento con la riforma sociale. È, questa, una tema tica di grande rilievo per quel sistema politico: tra l'altro, per af frontare il problema della funzione dei sindacati nel sistema sovie tico. Di tutto ciò noi, invece, ci occupammo. Credo che ciò si pos sa spiegare col fatto che la tradizione è ed era diversa. Un problema chiave che attende ancora una presa di posizione netta è la cosiddetta questione della nomenklatura, cioè la divi sione di poteri e di ruoli tra partito, Stato e apparato economico, di cui Gorbacèv ha parlato in maniera inequivocabile. Resta aper to insomma l'interrogativo per cui i titolari delle varie funzioni diri genti nelle aziende o nei Sovety, nei sindacati, nell'associazione della gioventù, e via dicendo, continueranno ad aver bisogno dell'autorizzazione dagli apparati del partito per poter svolgere le loro attività oppure verranno eletti o insediati liberamente nelle organizzazioni dove si devono assumere le responsabilità nei confronti degli elettori o di coloro che dirigono. Ciò rimane un quesito fondamentale. Finché la regolamentazione della nomen klatura non verrà abolita, non si può parlare né di responsabilità nei confronti degli elettori, né di libere elezioni di persone e funzionari; di conseguenza, rimarrà fino ad allora nelle mani del partito il potere più terribile in base al quale, senza il suo consenso, nessuno può esercitare la propria professione. Poche parole, infine, per concludere: concordo con quanto sostenuto in precedenza dal compagno Boffa. Credo, però, che la direzione sovietica sappia attualmente ciò che dovrebbe fare. Da una parte è inutile ricordare a Gorbacèv i carri armati a Praga — cosa che ricorda — ma forse non sa come uscire da questo vicolo cieco. Non mi meraviglio che Gorbacèv non riconosca in Dubcek un suo predecessore; del resto neanche Dubèek riconobbe Imre Nagy come suo predecessore. Nel 1968, quando eravamo al potere noi, ci fu l'anniversario dell'esecuzione di Nagy: in quell'occasione apparve un solo articolo sulla stampa ceca e slovacca e da questo scaturirono aspre polemiche. Noi allora pensavamo — e ammetto che lo pensavo anch'io — che tanto non potevamo più aiutare Nagy, ma avremmo potuto nuocere a noi stessi. Purtroppo la politica è poco incline a porre in primo piano i predecessori scon fitti. C'è però una differenza notevole: noi non abbiamo mandato i carri armati contro Imre Nagy! E Dubèek e i suoi compagni non erano responsabili di tutto ciò che successe dopo. Ma oggi la 58
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