Transizione 1988

zione. L'opportunità delle condizioni oggettive è una cosa, ma il loro utilizzo è un'altra, poiché dipende dalla qualità dei momenti sog gettivi. E proprio qui, da noi, ci fu la fonte della contraddizione fondamentale. Già nel periodo prebellico si era giunti ad un certo indebolimento del gruppo dirigente del PCC guidato da Gottwald, indebolimento che si protrasse durante la guerra e soprattutto negli anni delle ingerenze staliniane (1951-1952). Dopo la morte di Gottwald, alla testa del partito giunse Antonin Novotny, il quale, come la maggioranza del suo gruppo, era un uomo senza erudizione teorica e senza alcuna ampiezza di vedute nelle faccende dello Stato. La nuova dirigenza del PCC commise errori grossolani già al tempo della sua ascesa. Anche dopo l'arresto di Berija lasciò funzionare ancora gli ingranaggi dei processi stali nisti (ad esempio lasciò condannare a morte, ingiustamente, Osvald Zavodsky che era stato membro delle brigate interna zionali). Neppure dopo il XX Congresso del PCUS ebbe abba stanza coraggio di fare una completa autocritica, tergiversò, re presse e falsificò la verità che veniva a galla. Arrivò ad essere pres sato dall'opinione pubblica e anche criticamente dall'attivo del partito. Dal primo errore nacque immediatamente il secondo, cioè la paura crescente che qualunque movimento di democratizzazione avrebbe fatto perdere autorità al partito e avrebbe portato il paese ad uno sviluppo simile a quello che era iniziato nel 1956 in Ungheria e in Polonia. Pure per questo i conservatori soffocarono l'iniziativa di una parte dell'attivo del partito che chiedeva, dopo il XX Congresso del PCUS, la convocazione di un Congresso straordinario del partito che tracciasse una nuova concezione del la via cecoslovacca al socialismo. La dirigenza di Novotny bandì tale orientamento come «revisionista» e, servendosi del cosiddetto secondo dissidio con la Jugoslavia, ricominciò a rafforzare le for me già una volta screditate della vessazione ideologica, della cen sura giornalistica, a comporre elenchi di comunisti e di senza partito scomodi e anticonformisti che non avevano accesso nella nomenklatura superiore. Al contrario, si creò una cerchia di «pro pri quadri» che egli collocava negli apparati e legava a sé, con diversi benefici, in nome della «fedeltà al Compagno» (e cioè a Novotny). Con questo però si intorbidirono i rapporti tra i comu nisti, crebbe la schiera dei «piccoli dittatori locali» sempre sicuri

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