Transizione 1988
al potere, Novotny manipolò e rese formale il XII Congresso (dicembre 1962), colmando la riunione con solenni discorsi degli ospiti e con le lodi dei suoi sostenitori, preparate in precedenza, cosicché non si arrivò alla discussione reale della critica situa zione. La sua difficoltà naturalmente consisteva anche nel fatto che, contemporaneamente, il gruppo dirigente bruXCèviano — dopo il XXII Congresso — stava aumentando la pressione contro l'ala stalinista, anche con la denuncia dei crimini del passato, e richiedeva la stessa cosa dagli altri paesi alleati. Novotny fu così messo con le spalle al muro e alla fine dovette recedere e riabi litare (anche qui solo parzialmente) i cosiddetti «nazionalisti bor ghesi slovacchi» (Husàk, Novomesky, Holdos, e altri). Il fittizio «pericolo del nazionalismo borghese slovacco nel PCC» era stato il tradizionale spauracchio di Novotny, col quale aveva motivato non solo la dominazione centralistico-praghese, e personale, sulla Slovacchia, ma anche la scelta della cricca di luogotenenti a lui fedeli in questa parte della Repubblica che si stava industrializ zando e sviluppando in fretta. Non appena questo pretesto cadde insieme con la denuncia della corresponsabilità di Novotny nella ingiusta condanna di Husàk e degli altri, i comunisti slovacchi imposero il cambiamento del gruppo dirigente del loro partito e alla sua testa arrivarono i futuri «uomini del gennaio» — Dubcek e Bil'ak. Oltre a economisti e studiosi orientati in senso critico, al fronte culturale e ad alcune regione nelle quali Novotny non era riuscito a far passare i «propri uomini», ora alla corrente critica si aggiunse anche la maggioranza del Partito Comunista di Slovac chia. Il XIII Congresso che si avvicinava, poteva diventare un mo mento importante, poiché vi si doveva non solo eleggere il nuovo Comitato Centrale, ma pure trarre le conclusioni dai passati insuccessi. Novotny non poteva neppure più riuscire a mani polare la discussione, come gli era riuscito ancora al XII Congres so. Ancor prima del Congresso, cioè, gli economisti erano riusciti a far passare il ritorno alla riforma economica, o meglio alla sua fase iniziale e c'era quindi in gioco anche la questione se e come si sarebbe andati avanti in questo campo; ma si era rafforzata pura la pressione per stabilire una nuova linea politica. Il XIII Congres so fu sì influenzato ancora dai tentativi del gruppo di Novotny di nascondere i crescenti contrasti, ma alla fine, grazie soprattutto all'eccellente intervento di Ota Sik, la coscienza di questi contrasti venne in superficie. Si cominciarono a discutere argomenti non 65
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