Transizione 1988

poco in questa concezione e la dirigenza di Novotny vigilava sull'inviolabilità dell'interpretazione ufficiale, poiché le legitti mava il diritto «all'infallibilità». Gli storici che si erano emancipati dalle strette del mito staliniano, cominciarono ad analizzare la sto ria del proprio paese e del proprio movimento in modo critico, ar rivando così a continui conflitti con la dirigenza. Un ostacolo alla penetrazione delle idee dei marxisti italiani in Cecoslovacchia fu determinato anche dal fatto che, a differenza del tedesco, dell'inglese o del francese, pochi cechi e slovacchi padroneggiavano l'italiano. Degli storici praghesi dell'epoca con temporanea, negli anni Sessanta leggevamo l'italiano solo in tre. C'era però un modo per far conoscere i materiali del PCI a una cerchia un po' più vasta di intellettuali. Alcune istituzioni se li facevano tradurre e in decine di esemplari ciclostilati venivano diffusi singoli discorsi o articoli. In questo modo un certo numero di persone venne a conoscere il discorso di Togliatti alla Confe renza di Mosca dei partiti comunisti del 1957, la sua relazione su Gramsci e il leninismo al convegno di Studi gramsciani, l'inter vento di Tamburrano allo stesso convegno, la discussione sullo stalinismo nella storiografia che si svolse sulle pagine della Rivista Storica del Socialismo. È difficile sottovalutare il significato che ebbero tutti questi materiali per gli storici del movimento operaio. E qualche volta si trattava di una cerchia abbastanza vasta. La cattedra di Storia del movimento operaio internazionale all'U- niversità di partito inserì nella materia di studio la discussione tra Roger Garaudy e Rinascita dell'inizio del 1957, cosicché oltre mille funzionari dell'apparato del partito, ebbero la possibilità di farsi un'idea della politica del PCI sulla base di una informazione migliore di quella che forniva la stampa. Le lezioni dei compagni italiani furono un'eccezione, ma non restarono senza traccia. La dirigenza del PCC invitò per una lezione agli studenti dell'Univer- sità di partito i rappresentanti dei partiti francese e italiano. Dalla Francia venne Garaudy, dall'Italia, qualche tempo dopo, Ales sandro Natta. Garaudy tenne una lezione sulla libertà, e parlò co me avrebbe parlato all'inizio degli anni Cinquanta. Natta tenne una lezione sulla politica del PCI e gli ascoltatori sentirono per la prima volta in vita loro, dalla bocca di un comunista, idee del tutto inconsuete, espresse con un linguaggio inusuale. La differenza tra le due lezioni balzò agli occhi. Un lavoro positivo, in una serie di incontri, fu compiuto anche da Michele Rossi. 73

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