Transizione 1988

anni ’ 20 e che essi cercarono di superare, da un lato, con la collettivizzazione e l ’ industrializzazione accelerata e, dall ’ altro, con la mobilitazione estremistica della Terza Internazionale. Il problema non può essere discusso senza una congrua presen tazione della situazione interna ed internazionale dell ’ URSS a quel l ’ epoca, senza la considerazione delle scelte alternative allora sul tappeto ed un esame della natura delle decisioni che spinsero infine all ’ adozione di quelle decisioni: tutti punti sui quali si è venuta fissando e approfondendo la ricerca e la discussione negli ultimi anni, e non solo tra gli storici di professione. Ora, il punto di vista al quale ha aderito l ’ attuale segretario generale del PCUS in occa sione del 70° dell ’ Ottobre si limita largamente a ricalcare quello espresso a suo tempo da Chruscev. Questi, a sua volta, continuò ad ispirarsi ad alcune celebri proposizioni staliniane del 1931 e del 1944-46: «Verso la fine degli anni Trenta, l ’ Unione Sovietica, per il volume della produzione industriale, passò al primo posto in Euro pa e al secondo posto nel mondo, diventando una grande potenza industriale... E guardando alla storia in modo realistico, tenendo conto di tutto l ’ insieme delle realtà interne ed internazionali, non si può non chiedersi: era possibile, in quelle condizioni, scegliere una via diversa da quella che fu proposta dal partito? Se vogliamo restare sulle posizioni dello storicismo, della verità della vita, la risposta non può essere che una sola: no, non era possibile. Nelle condizioni di un palese aumento del senso del pericolo di un ’ aggressione imperialistica, nel partito andò affermandosi la con vinzione che era necessario compiere nel più breve periodo storico possibile un balzo, anziché un passaggio, dall ’ incudine e dall ’ aratro all ’ industria sviluppata, altrimenti sarebbe stato inevitabile il falli mento di tutta la causa della rivoluzione». Tale giudizio parte dal duplice assunto che l ’ unica strada di inserimento dell ’ URSS nella civiltà industriale contemporanea fosse quella tracciata dal tipo di industrializzazione adottata nel decennio prebellico; e che quel tipo di industrializzazione, intesa a fare dell ’ URSS la prima o la seconda potenza industriale del mondo, era lo strumento più idoneo ad assicurare la difesa delle conquiste della rivoluzione d ’ Ottobre. L ’ opinione di chi scrive è che in entrambi i casi sia opportuno limitare il giudizio alla valutazione della forza dei fattori storici e politici che spinsero all ’ adozione di quella scelta. L ’ incompletezza e la debolezza delle alternative agli orien 18

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