Transizione 1988
relativo) e al tentativo di rimanere fuori, per quanto possibile, da ogni tipo di coalizione di Stati rivali (che fallì, a causa dell ’ impre vista aggressione hitleriana). Una visione errata della natura del fascismo, che veniva considerato dalla maggioranza del movimento comunista dell ’ epoca come una forza tutt ’ altro che antagonistica alla democrazia e alla socialdemocrazia, rafforzò e legittimò l ’ isola zionismo sovietico ma indebolì la lotta antifascista, precludendo la strada ad una più ampia e solida politica delle alleanze sia sociali che diplomatiche. In tal modo si indebolì, alla lunga, la stessa possibilità dell ’ URSS di contribuire in modo efficace alla causa della pace e della prevenzione delle aggressioni fasciste. La politica estera di Stalin, essenzialmente preoccupata che non fosse l ’ URSS a «tirar via le castagne dal fuoco» per conto di altri, restava ancorata alla vecchia idea socialista e, in seguito, anche leniniana dell ’ irri mediabile acutezza delle contraddizioni interimperialistiche e dell ’ i- nevitabilità di una nuova guerra generale. Essa faceva blocco con l ’ altra, di origine più recente e di paternità largamente staliniana, secondo cui in ogni caso l ’ URSS avrebbe dovuto contare essenzial mente sulle sole proprie forze, dopo le delusioni recatele dal ritar do della rivoluzione europea. Di qui l ’ ibrido senso di autosufficien za, nutrito sia di elementi politici che di schietto patriottismo, che per un lungo periodo dopo il 1917 ha sostenuto la dottrina del «socialismo in un solo paese». Senza una ricostruzione piena, lucidamente critica, dei successi e delle tragedie dello stalinismo, dell ’ intreccio del motivo nazionale e di quello ideale e internazionalista, così strettamente legati in sieme dalla storia, sarà probabilmente più difficile all ’ URSS supe rare le forme di governo e di pensiero ereditate dal suo passato. Celebrando il 70° dell ’ Ottobre Gorbacev ha concluso che «ora noi abbiamo definitivamente superato i tentativi di fare i furbi con la storia, quando a volte si partiva non da ciò che c ’ era ma da quello che si preferiva immaginare». Il segretario del PCUS ha inteso così riproporre la lezione di realismo data da Lenin con la scelta della Nuova politica economica e della «coesistenza pacifica» nel 1921, dopo la caduta dello spirito eroico della Rivoluzione russa e delle speranze riposte nella rivolu zione europea. Tuttavia, come lo stesso Gorbacev poco dopo rico nosceva, questa cruda autocritica concerne anche le successive ana lisi della Terza Internazionale e dei comunisti russi quanto alle condizioni oggettive nelle quali essi si trovarono a muoversi dopo il 1921. L ’ esortazione a non «fare i furbi con la storia» può anche
21
Made with FlippingBook Ebook Creator