Transizione 1988
IL POTERE E ^INTELLIGENTSIA
Robert V. Daniel s
Quello attuale è per la Russia uno dei periodi di più straordi nario mutamento di tutta la sua storia. Ciò non significa certo che l ’ Unione sovietica stia per diventare una democrazia capitalista, come viene erroneamente ritenuto da molti osservatori occidentali: essa deve essere infatti presa in esame tenendo ben presente le sue caratteristiche, in una prospettiva storica. In quest ’ ottica, diventa così particolarmente significativo il fatto che i costumi politici maggiormente radicati nella storia del paese — «una filosofia fon data sull ’ imposizione di divieti e limitazioni, ed una vera e propria passione per le scomuniche» 1 — vengano oggi messi in discussione non da un movimento rivoluzionario, ma dai vertici del potere statale stesso. L ’ attuale dirigenza sovietica sta infatti cercando di rinnovare tutto il complesso dei rapporti tradizionali tra potere e classe intellettuale. Al momento attuale non è ancora possibile stabilire con certezza quanto profondi e duraturi potranno essere questi mutamenti, ma certo le riforme promesse da Gorbachev hanno le proprie radici in tendenze storiche di fondo — ivi compresa la elaborazione di una cultura politica alternativa e l ’ attuazione delle eredità ancora incompiute della Rivoluzione stessa. Gorbachev sem bra aver riconosciuto che la liberazione AAV intelligentsia dal giogo del potere statale è la chiave della riforma e del progresso della nazione, e che solo la presenza di una classe di intellettuali liberi può rendere « irreversibile » la « ristrutturazione ». Per più di due secoli, l ’ intelligentsia e lo stato russo hanno vissuto una scomoda esperienza di coabitazione: lo stato, infatti, pur temendo e reprimendo gli intellettuali, ha sempre avuto biso gno del loro sostegno. Come incarnazione della coscienza e del progresso nazionale, l ’ intelligentsia è infatti il simbolo di un im 23
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