Transizione 1988
mente, a livello politico, la classe dirigente emersa dalle purghe, che aveva assorbito nuova linfa anche da reclutamenti tra la classe operaia ed i contadini, assimilava l ’ essenza della vecchia cultura politica russa, compresa la sua passione per la segretezza, l ’ autori tarismo, il patriottismo e l ’ antintellettualismo. Stalin riuscì così ad ottenere ciò che gli zar suoi predecessori avevano solo potuto desiderare: una classe di esperti formati sulle tecnologie occidenta li, ed insieme la soppressione totale del pensiero e dell ’ espressione creativa — e come tale pericolosa — che i contatti con l ’ Occidente avevano sempre incoraggiato. Questo stato di cose non poteva però durare all ’ infinito, poiché lo sviluppo economico del secondo dopoguerra trasformò l ’ Unione sovietica in una società più sofisticata e con maggiori esigenze, mentre le radici sotterranee intelligentsia tornavano di nuovo a vivere. C ’ era una contraddizione irrisolta nell ’ assurdo iato tra ideo logia e realtà, tra il regime post-rivoluzionario e le sue origini rivoluzionarie. La storia mostra che la sequenza di cambiamenti messa in moto da una rivoluzione di solito non viene interrotta dalla dittatura che la segue. Come è mostrato dall ’ esperienza del l ’ Inghilterra nel 1688, della Francia nel 1830 e della Germania nel 1945-49, la ripresa dell ’ autoritarismo che di solito contraddistingue la fase postrivoluzionaria alla fine non riesce a sopraffare le istanze di libertà per le quali quella rivoluzione (rispettivamente, nei casi sopra citati, quella del 1640, del 1789 e del 1918) era stata combattuta. Al tempo della morte di Stalin, questa stessa logica, insieme al processo di modernizzazione, aveva reso l ’ Unione sovie tica pronta per una riforma radicale. Il grande interrogativo dell ’ era di Khrushchev riguarda non tanto le ragioni per le quali la riforma venne tentata ma quelle del suo fallimento. Khrushchev è una delle figure più complesse del l ’ intera storia sovietica. Il poeta Andrei Voznesensky così ricorda: « Non potevo capire come in una sola persona potessero sommarsi le grandi speranze degli anni ’ 60, le potenti spinte alla trasforma zione, ed insieme tutti i limiti del vecchio modo di pensare » 19 . Dalle prime fasi della sua ascesa, nel 1955, Khrushchev si era con formato in tutto e per tutto alla logica del periodo rivoluzionario, nel tentativo di far rivivere lo spirito di quei tempi, ripudiando così il dispotismo personale di Stalin 20 . Tuttavia, egli mantenne sempre un atteggiamento estremamente cauto e non riconobbe mai esplicitamente Vintelligentsia come la chiave di volta del cambia 32
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