Transizione 1988
di di Helsinki. Fra gli arrestati erano Orlov, Ginzburg ed Anatoli Shcharansky (già allora in prima fila nel movimento di difesa del diritto degli ebrei di emigrare). Nonostante la Conferenza di Bel grado sull ’ osservanza degli accordi di Helsinki, svoltasi alla fine del 1977 — secondo Ludmilla Alexeyeva, « il primo incontro interna zionale a livello governativo nel corso del quale l ’ Unione Sovietica venne accusata di violazione dei diritti dell ’ uomo » — i processi e gli arresti continuarono. Così commenta Alexeyeva: « il dilemma di fronte al quale si trovavano le autorità sovietiche era alquanto chiaro: perdere il proprio prestigio ad Ovest o perdere il controllo sui propri cittadini. Il governo preferì sacrificare il proprio presti gio » 41 . Verso il 1980 il movimento per i diritti umani era stato ormai completamente soffocato, quanto meno come fenomeno organizza to. Tuttavia il regime aveva utilizzato metodi assai moderati se confrontati con quelli di Stalin o anche con quelli dei tardi anni ’ 60, preferendo l ’ esilio all ’ estero o la detenzione in ospedali psi chiatrici alle pene tradizionali come i processi e la prigione. Alcuni dissidenti, compresi Bukovsky nel 1976 e Ginzburg nel 1980 (al trettanto sarebbe poi accaduto a Shcharansky nel 1985), furono addirittura scambiati con spie sovietiche catturate ad Ovest o con comunisti detenuti in Occidente. Tra gli intellettuali costretti ad emigrare negli ultimi anni dell ’ era Brezhnev vi furono Amalrik, lo scrittore Vasili Aksionov, l ’ autore satirico Vladimir Voinovich e lo scultore Ernst Heizvestny. Infine, il confino in una città sperduta fu la soluzione adottata nel caso di Sakharov, costretto nel 1980 al domicilio coatto nel centro industriale di Gorky, sotto la stretta sorveglianza del KGB, per impedirgli qualunque contatto con la stampa occidentale e privare così il dissenso del suo leader più prestigioso. Nei primi anni di Brezhnev i comuni obiettivi della libertà intellettuale e della sopravvivenza contro la repressione avevano dato agli intellettuali del dissenso un forte senso di unità e coesio ne. Ma in seguito, ed in particolare nelle condizioni più libere dell ’ esilio, cominciarono a delinearsi fra di loro forti differenze politiche. A grandi linee, emersero tre linee di tendenza, incarnate rispettivamente da Solzhenitsyn, Sakharov e Roy Medvedev. Da destra, Solzhenitsyn faceva riecheggiare i richiami slavofili alla cul tura ed alla religione russa tradizionale, con forti sfumature autori tarie ed anti-occidentali che ben presto appannarono la popolarità
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