Transizione 1988

1987) riportava in vita, con accenti più o meno oggettivi, gli anni di Lenin ed i suoi luogotenenti, poi vittime delle purghe: Trotsky, Bukharin, Zino vie v. Nei primi mesi del 1987 Gorbachev si era chiaramente convin to della necessità di illuminare con il cono di luce della glasnost gli angoli bui della storia sovietica, come dimostrano le sue parole al Plenum del Comitato centrale del gennaio 1987: «La situazione attuale ha profonde radici nel passato », e la sua dichiarazione ad un incontro di giornalisti svoltosi poco tempo dopo: « Non do vrebbero esserci nomi dimenticati o macchie bianche in storia come in letteratura ... Non dobbiamo spingere nell ’ ombra coloro che hanno fatto la Rivoluzione ... La storia deve essere vista come è. Tutto è accaduto, sono stati commessi degli errori — errori gravi — ma il paese deve andare avanti » 57 . Gli storici sostennero la necessità di riesaminare il ruolo di Khrushchev e di Brezhnev così come quello di Stalin, mentre riprendevano vigore le voci di una imminente riabilitazione di Nikolai Bukharin (la cui economia del gradualismo degli anni ’ 20 era pienamente compatibile con il pro gramma gorbacheviano di ristrutturazione). Uno degli aspetti più radicali della svolta di Gorbachev fu il suo atteggiamento nei confronti degli intellettuali emigrati, ed in particolare di quelli che avevano lasciato l ’ URSS in tempi recenti. Andrei Tarkovsky, il regista del film storico « Andrei Rublyov », per lungo tempo censurato, che si era recato nel 1984 in Italia dove aveva girato il patriotticissimo « Nostalgia », venne comme morato con toni entusiastici dalla stampa sovietica alla sua morte avvenuta nel dicembre 1986 mentre veniva annunciata la pro grammazione di « Nostalgia » a Mosca. Yuri Liubimov del teatro Taganka ed altri artisti che avevano lasciato il paese, compresi Rostropovich ed il ballerino Mikhail Baryshnikov, declinarono gli inviti a rientrare in patria. Il pianista Vladimir Horowitz, della vecchia emigrazione, si recò invece in visita in URSS, dove venne accolto come un eroe. La più spettacolare di queste mosse di riconciliazione fu la liberazione di Andrei Sakharov dal suo esilio interno di Gorky, avvenuta nel dicembre 1986, ed il suo ritorno alla vita attiva a Mosca. Un certo numero di dissidenti in prigione vennero liberati e lasciati espatriare nei primi mesi del 1987: tra questi era Anatoly Koriagin, famoso per aver guidato la protesta contro l ’ abuso legale dei metodi psichiatrici. Il dissenso, sia in URSS che all ’ estero, si divise sull ’ interpretazione da dare a questi gesti: così, mentre

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