Transizione 1988
restrojka, dal riconoscimento della necessità delle riforme in campo economico e sociale a quella della necessità di riforme anche in campo politico. Di qui, i piani di sviluppo dell ’ autogestione, di decentralizzazione della gestione, del rafforzamento del principio elettivo, di definizione delle funzioni degli organi statali e delle organizzazioni sociali, di limitazione della diretta intromissione de gli organi di partito nella loro sfera, di propaganda della « traspa renza (glaznost') », di liberalizzazione dei mezzi di comunicazione di massa e delle organizzazioni e le istituzioni scientifiche e cultura li. Valutando questo indirizzo della politica sovietica non si può, tuttavia, non notare che essa, liberalizzando gli ordinamenti attuali e introducendo in essi nuovi elementi, non persegue il fine di un mutamento del sistema nel suo complesso, il fine di introdurre forme di organizzazione sociale tali da consentire la pluralità della vita politica e ideale e compromettere la posizione dominante del partito comunista. Bisognerà attendere per sapere che cosa signifi cano esattamente le tesi di Gorbacev sul « pluralismo sociali sta » 6 . In Cecoslovacchia il concetto programmatico delle riforme era diverso. Anche qui esisteva la tendenza a conservare la posizione dirigente e dominante del partito comunista. Si trattava di una tendenza forte, non fosse altro che per il fatto che ogni decisione che avesse minacciato questa posizione avrebbe provocato un con flitto con l ’ URSS ed una sua intromissione violenta negli affari cecoslovacchi. Tuttavia il concetto di riforme politiche era qui sostanzialmente più ampio che in URSS e si ricollegava al concetto delle particolarità dello sviluppo nazionale precedente. Non solo esso portava, così, alla liberalizzazione nella sfera sociale e politica, non solo allo sviluppo dell ’ autogestione sul principio elettivo o a forme di divisione dei poteri. La cosa principale era che le forme del pluralismo politico e ideologico erano qui divenute elemento organico dello sviluppo democratico. Esse, certo, sarebbero state circoscritte entro limiti precisi, per non compromettere la posizione dirigente del partito comunista. Ma il solo fatto che esse fossero consentite era un fattore di grande portata in prospettiva. Esso aprì la strada alla formazione di un nuovo modello di organizzazio ne della vita politica e sociale, distinto da quello sovietico. L ’ elenco delle differenze sostanziali tra la primavera di Praga e la perestrojka sovietica potrebbe continuare. Ma il punto essenziale non è questo. Queste differenze non negano il carattere comune della direzione fondamentale dei problemi così maturati, e di una
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